Salerno, De Luca punta Palazzo Guerra ma snobba il campo largo: «Volete bestemmiare con me?»

Lo sceriffo boccia anche l’operato di Napoli: «Bonificare la città»

Il messaggio è netto, quasi brusco: De Luca vuole tornare sindaco di Salerno e non intende discutere di coalizioni allargate. L’ex presidente della Regione Campania rende pubblica l’intenzione di correre per la quinta volta alla guida del Comune e chiude senza appello alla prospettiva del campo largo, pur condividendo a malincuore con il Movimento 5 Stelle l’alleanza in consiglio regionale.

A Salerno l’annuncio non è sfumato, ma politico. «Dobbiamo riprendere la città, dobbiamo riprendere la provincia, dobbiamo innanzitutto riprendere la sicurezza nella città. La situazione non è tranquilla. Dobbiamo dare tranquillità alle famiglie e ai giovani». L’ex governatore insiste sulla necessità di una svolta profonda: «Dobbiamo ricreare una speranza. Dobbiamo mettere in piedi un programma straordinario di rinnovamento, riqualificazione urbana, investimenti produttivi. Dobbiamo recuperare un’immagine bella della città».

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E ancora: «Dobbiamo riprendere pezzo per pezzo la città, bonificarla completamente. È chiaro che, se diamo il senso di un rinnovamento e di una ripresa di cammino, si creano entusiasmo e motivazioni; altrimenti i ragazzi se ne andranno».

Parole che non sono neutre. Perché negli ultimi due mandati il sindaco è stato Vincenzo Napoli, suo fedelissimo politico. Se oggi si parla di sicurezza da riconquistare, di città da «bonificare» e di immagine da recuperare, il suo giudizio sull’amministrazione uscente diventa inevitabilmente negativo. È qui il paradosso: la diagnosi severa sullo stato di Salerno arriva da chi ha indicato e sostenuto il primo cittadino per due mandati. Di più, le dimissioni di Vincenzo Napoli hanno accelerato il ritorno alle urne proprio per permettere a De Luca di rientrare rapidamente nella competizione elettorale, senza restare ai margini per un anno.

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La bocciatura del campo largo

Il punto politicamente più delicato, tuttavia, resta la distanza dal campo largo. Alla domanda se proporrà la candidatura al Pd e se immagina una riproposizione dell’alleanza estesa al Movimento 5 Stelle, la risposta è tranchant: «Chi mi vuole votare, mi vota. Il campo largo? Che volete fare? Volete bestemmiare con me, abbiate pazienza. Io sono un modesto artigiano, ma facciano quello che vogliono».

Non una battuta di colore, ma una linea politica precisa. Del campo largo non vuole sentire proprio parlare, nonostante in consiglio regionale governi con gli stessi alleati. A Salerno il perimetro lo decide lui, senza tavoli né mediazioni.

Regione, Fico e il Messia

Lo scontro si allarga anche alla Regione. De Luca attacca Roberto Fico, presidente della Campania, che lui stesso ha sostenuto, anche se controvoglia. «Mi è stata segnalata una delibera che riguarda le società partecipate. Abbiamo assistito a una truffa comunicativa. Ci hanno detto che è arrivato il Messia ma non è cambiato nulla».

Per l’ex presidente della giunta regionale «non è cambiato nulla» rispetto al passato. «Demagogia pura», aggiunge, definendo «peggiorative» alcune scelte sulla governance delle partecipate. «Al momento vedo solo propaganda, ma mai una cosa concreta», rilancia, dicendosi pronto a un «confronto pubblico visto che noi abbiamo buttato il sangue per risanare queste società».

Il quadro finale è chiaro: quinta candidatura, nessun dialogo con il campo largo, attacco alla gestione regionale e giudizio severo sullo stato della città amministrata dal suo stesso schieramento. E a chi insiste sulle alleanze, la replica resta quella già pronunciata: «Volete bestemmiare con me?».

L’imbarazzo del Pd

Ma le dichiarazioni di Vincenzo De Luca hanno creato imbarazzo anche nel suo stesso partito, il Pd. «Ho trovato ingenerosi e incomprensibili gli attacchi di Vincenzo De Luca al presidente Roberto Fico. Sono certo che il primo a difendere il presidente della Regione sarà il nostro segretario regionale. Se non lo farà lui, lo faremo certamente con il gruppo dirigente nazionale e con il gruppo di Napoli», ha affermato Marco Sarracino, parlamentare e responsabile Sud del Pd, richiamando così il figlio del governatore, Piero.

«Siamo in una fase – ha aggiunto Sarracino – di profondo rinnovamento, anche con criticità che abbiamo ereditato dalla passata stagione, a partire proprio dalle partecipate, alcune delle quali non mi pare abbiano brillato per efficienza nei servizi che dovevano erogare. Questo lavoro è sostenuto da tutta la coalizione e quindi anche dal Pd». Sulla possibile candidatura di De Luca a sindaco di Salerno, Sarracino ha detto: «La nostra posizione non cambia. Per noi, che siamo testardamente unitari, la priorità è tenere unito il campo largo».

Simeone: «Nessun Messia, solo ordine e trasparenza»

Allo ‘sceriffo’ salernitano ha replicato anche il capogruppo di «Fico Presidente» in Consiglio regionale, Nino Simeone. «Nessuna attesa messianica e nessun miracolo: la delibera sulle partecipate nasce per amministrare, con regole chiare, società pubbliche che per anni hanno avuto bisogno di buon governo, non di annunci», ha dichiarato Simeone.

«Possiamo rassicurarlo: nessuna moltiplicazione dei pani e dei pesci, nessuna apparizione miracolosa. Si tratta – aggiunge Simeone – semplicemente di un atto amministrativo sobrio, orientato a riportare ordine e trasparenza». Quanto alle accuse di «truffa comunicativa», Simeone conclude: «Dopo stagioni di annunci epocali, conferenze stampa oceaniche e narrazioni eroiche a base di “sangue buttato”, la sobrietà può forse disorientare, ma non per questo ingannare. Nel frattempo, rassicuriamo tutti: il Messia non è arrivato. Ma almeno non pretende di essere rimpianto».

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