Confermato il risarcimento ai familiari dell’operaio morto nel 2009
Non ci sarà una condanna penale per la morte dell’operaio dell’Eternit di Bagnoli, ma restano confermate le statuizioni civili a favore dei familiari. La Corte di Assise di Appello di Napoli ha dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a Stephan Ernst Schmidheiny.
La decisione è stata pronunciata oggi nei confronti dell’imprenditore svizzero, ex vertice del gruppo Eternit, imputato per la morte di un lavoratore dello stabilimento di Bagnoli, deceduto nel 2009 a causa di un mesotelioma peritoneale. La Corte, presieduta dal giudice Roberto Donatiello, ha confermato le statuizioni civili della sentenza di primo grado, tra cui il risarcimento ai familiari della vittima.
Oltre trent’anni di esposizione all’amianto
L’operaio aveva lavorato nello stabilimento di Bagnoli dal 1954 al 1985, svolgendo mansioni che lo avevano esposto in maniera prolungata e intensa alle polveri di amianto. Si era occupato dello scarico dei sacchi contenenti il minerale e delle lavorazioni nei reparti tubi e torni. Dopo oltre trent’anni di esposizione, nel 2007 gli era stato diagnosticato un mesotelioma peritoneale. Due anni più tardi era morto.
La vicenda giudiziaria era cominciata a Torino nell’ambito del processo Eternit bis, per poi essere trasferita a Napoli. Nel 2022 la Corte di Assise aveva riconosciuto la responsabilità di Schmidheiny per omicidio colposo. Dopo la sentenza di appello del 2024, nel febbraio 2025 la Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio, chiedendo di approfondire la motivazione relativa al nesso causale tra l’esposizione all’amianto e il decesso del lavoratore. Il procedimento è quindi approdato nuovamente davanti ai giudici napoletani, che hanno dichiarato la prescrizione del reato mantenendo ferme le statuizioni civili.
Bonanni: «Il tempo ha cancellato il reato, ma non la responsabilità»
«Il tempo ha cancellato il reato, ma non la responsabilità», dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona). «Dopo anni di battaglie giudiziarie, questa decisione rappresenta un risultato importante per la famiglia della vittima e per tutti i lavoratori di Bagnoli che hanno respirato amianto senza essere adeguatamente protetti».
Bonanni sottolinea le conseguenze della prescrizione sul percorso giudiziario: «La prescrizione resta una ferita, perché il trascorrere del tempo non può cancellare il diritto alla giustizia. Come Ona abbiamo chiesto che la Corte si pronunciasse comunque sugli effetti civili e il dispositivo va in questa direzione. Continueremo a batterci per garantire processi in tempi certi e risarcimenti effettivi alle vittime dell’amianto».




