Pichetto punta ai primi impianti tra il 2033 e il 2034
Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere una legge per produrre energia nucleare. Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega del governo, aprendo la strada alla realizzazione di nuove centrali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica il risultato: «Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso».
La premier sottolinea quello che considera un paradosso dell’attuale sistema energetico: «Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose». Secondo Meloni, per famiglie e imprese il ritorno all’atomo significa «più sicurezza energetica», una minore dipendenza dall’estero e una minore esposizione alle crisi internazionali, oltre a «energia stabile e a basse emissioni» da affiancare alle rinnovabili. Una risposta, aggiunge, anche alla crescente domanda di elettricità legata a data center e intelligenza artificiale.
Meloni precisa inoltre che il progetto guarda a «tecnologie di nuova generazione, non delle vecchie centrali». Adesso si apre la fase attuativa: «Ora il Governo scriverà le norme attuative su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori». E conclude rivendicando il risultato politico: «Era un impegno preso con gli italiani. Un altro impegno che abbiamo mantenuto».
Pichetto: decreti entro fine anno
La legge affida infatti al governo il compito di definire concretamente il nuovo sistema, dalla costruzione e gestione degli impianti alla sicurezza e al trattamento dei rifiuti radioattivi. L’esecutivo punta soprattutto sui piccoli reattori modulari di nuova generazione, anziché sulle grandi centrali del passato.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin assicura che la fase successiva è già cominciata: «Siamo già al lavoro per redigere i decreti attuativi. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno». Quanto ai tempi, sulla base delle valutazioni degli esperti le prime centrali potrebbero entrare in funzione «verso il 2033-2034».
Pichetto parla di una «giornata storica per l’Italia» e sostiene che il nucleare, insieme alle rinnovabili, possa rendere il Paese «sicuro, indipendente e competitivo», aumentando la disponibilità di energia per famiglie e imprese. Soddisfazione anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che considera il provvedimento «un passo importante per l’autonomia strategica del Paese» e conclude: «L’Italia torna al futuro».
Azione vota sì, le altre opposizioni contestano la legge
Il provvedimento ottiene il sostegno della maggioranza e anche di Azione, mentre le altre opposizioni contestano il ritorno al nucleare. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra definisce la scelta «uno strumento di distrazione» e critica il governo per le politiche sulle rinnovabili. Sergio Costa del Movimento 5 Stelle sostiene invece che «il nucleare sostenibile che ci raccontano non esiste in nessun angolo del pianeta» e lo definisce «un prodotto da campagna elettorale». Contrarie anche Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club.




