Un calendario di votazioni che arriva fino alla fine del 2027
Dopo i due grandi successi dell’AfD (Alternative für Deutschland) in due Länder della Germania e il trionfo annunciato di Putin in Russia, altri importanti appuntamenti stabiliranno i connotati dell’Europa e del mondo nei prossimi mesi. L’appuntamento per l’Italia è nel 2027, verosimilmente alla fine della legislatura, prevista per la fine dell’anno.
Il prossimo 3 ottobre toccherà alla Lettonia, uno dei tre Paesi baltici indipendenti dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e, dal 2004, membro dell’Unione europea e della NATO. Per ora in testa figura la «Lista civica unita», stimata al 23%, ma si ravvisa una forte crescita di «Lettonia al primo posto», partito populista ed euroscettico che i sondaggi collocano al secondo posto. Attualmente in Lettonia è al governo un’alleanza di conservatori e verdi.
Tutto facile, invece, in Bulgaria, dove si voterà per le presidenziali a ottobre: il partito «Bulgaria progressista» del presidente Radev, trionfatore alle politiche di settembre, dovrebbe vincere le elezioni con la metà dei voti, mentre gli altri partiti si contenderanno l’altra metà dei consensi.
Ma il prossimo 27 ottobre c’è l’importantissimo appuntamento delle elezioni politiche in Israele, che assumono un grande significato a causa della guerra in corso. Le votazioni per la Knesset, il Parlamento israeliano, rappresenteranno infatti una specie di referendum sull’operato di Benjamin Netanyahu. Secondo i sondaggi, l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, che guida l’opposizione al premier, dovrebbe essere in leggero vantaggio, mentre l’ago della bilancia saranno i partiti arabi israeliani.
A novembre, riflettori sugli Stati Uniti e sul contestatissimo e imprevedibile presidente Donald Trump, che il 3 dovrà affrontare le consuete elezioni di «midterm», ossia di metà mandato. Si rinnoverà una parte della Camera e del Senato: queste elezioni sono in genere considerate il termometro politico della presidenza in corso. I sondaggi danno i democratici in vantaggio di qualche punto alla Camera, mentre al Senato dovrebbero prevalere i repubblicani, con i soliti Stati in bilico. Vedremo se Trump sorprenderà il mondo anche stavolta.
Il 2027 si apre con Estonia e Francia
Il 2027, invece, si aprirà con le elezioni politiche in Estonia, il più ricco tra i tre Paesi baltici, dove si attende un cambio di governo, poiché i liberali al potere appaiono al momento in caduta libera. In testa ci sono i conservatori di «Isamaa», al 25%, seguiti dai centristi e dai socialdemocratici. In ripresa anche la destra nazionalista ed euroscettica di «EKRE», che potrebbe riservare qualche sorpresa.
Ma il piatto forte del 2027, Italia a parte, è atteso in Francia, che il 18 aprile sceglierà il nuovo presidente. Anche Emmanuel Macron è in caduta libera e Marine Le Pen sembra in testa a tutti i sondaggi. I nazionalisti euroscettici del Rassemblement National sono stimati tra il 33 e il 36% al primo turno, circa 15-20 punti sopra gli avversari, e stavolta anche il ballottaggio del 2 maggio dovrebbe vedere Le Pen trionfare. Gli avversari, Édouard Philippe del centro e Jean-Luc Mélenchon della sinistra, sono fermi al 15% ciascuno.
Sempre il 18 aprile si voterà in Finlandia, dove l’opposizione di centrosinistra sembra essere in vantaggio sui conservatori e sui nazionalisti di «Veri finlandesi», che comunque seguono a brevissima distanza e appaiono in rimonta.
Le elezioni in Grecia, Spagna e Polonia
A luglio 2027 si voterà anche in Grecia, dove «Nuova Democrazia» del premier Kyriakos Mitsotakis è data al 29,1% (-11,5 punti rispetto al 2023), seguita dalla nuova sinistra radicale di «Elas» al 15% e dalla destra nazionalista di «Soluzione greca» al 10%.
Un’altra sorpresa è all’orizzonte in Spagna, dove si voterà entro la fine di agosto. Qui il Partito socialista operaio spagnolo di Sánchez è in calo, mentre la destra di «Vox» è in continua crescita.
Entro l’inizio di novembre toccherà alla Polonia, dove la «Coalizione civica» di Donald Tusk resta la prima forza, attestata intorno al 30%. Nei sondaggi, però, avanza di settimana in settimana l’opposizione di destra, formata dai nazionalisti di «Diritto e giustizia» e da due partiti ancora più a destra, «Confederazione» e «Confederazione della Corona polacca»: insieme supererebbero il 47% dei voti, a un passo dalla maggioranza dei seggi al Sejm.
Infine, l’ultima elezione del 2027 si preannuncia come un testa a testa tra i più incerti in Slovacchia. Gli ultimi sondaggi danno il partito di opposizione liberale «Slovacchia progressista» al 19%, appena sopra «Smer-SD» del premier populista e filorusso Robert Fico, anch’esso intorno al 19%. Un elemento di instabilità è «Republika», partito di estrema destra guidato da Milan Uhrík, in terza posizione con il 10-13% e in grado di condizionare la maggioranza di governo.




