I Giovani Democratici celebrano il dittatore Fidel Castro: il Pd che dice?

Un dittatore trasformato in icona politica

Il problema non è ricordare Fidel Castro a cento anni dalla nascita. Il problema è celebrarlo. I Giovani Democratici di Roma hanno scelto il termine «Comandante» e un «Hasta siempre» che hanno il tono dell’omaggio, non della ricostruzione storica. Una scelta ancora più grave per una formazione che porta nel nome la parola «democratici». Fidel Castro fu il capo di un regime autoritario che represse il dissenso, incarcerò oppositori, cancellò il pluralismo politico e negò per decenni libertà fondamentali. Un dittatore non si celebra: si ricorda anche per le atrocità commesse sotto il suo potere e per le sue vittime.

Carcere, repressione ed esecuzioni

Dopo la rivoluzione del 1959 Cuba non diventò una democrazia. Il potere si concentrò nelle mani del nuovo regime, l’opposizione politica fu cancellata e stampa libera, sindacati indipendenti e autentico pluralismo scomparvero. Migliaia di cubani finirono nelle carceri per ragioni politiche o subirono intimidazioni, sorveglianza e persecuzioni.

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Ci furono anche le esecuzioni. Nei mesi successivi alla rivoluzione centinaia di esponenti e sostenitori del precedente regime furono messi a morte dopo procedimenti sui quali furono sollevati pesanti dubbi sul rispetto delle garanzie giudiziarie. Le stime complessive variano, ma alcune ricostruzioni storiche parlano di circa 2mila esecuzioni entro l’inizio del 1961 e di diverse migliaia negli anni successivi. Amnesty International ha inoltre ricordato come il lungo governo castrista sia stato caratterizzato da una dura repressione della libertà di espressione.

La repressione non appartiene soltanto ai primi anni della rivoluzione. Nel 2003, durante la cosiddetta Primavera Nera, 75 dissidenti, giornalisti e attivisti furono arrestati e condannati a pesanti pene detentive.

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È questa parte della storia che scompare completamente dal manifesto dei Giovani Democratici di Roma. Nessuna distanza, nessuna condanna, nessuna parola per i prigionieri e le vittime. Resta soltanto il «Comandante» da celebrare.

Il problema riguarda anche il Pd

La vicenda non può essere liquidata come una semplice iniziativa locale. I Giovani Democratici sono l’organizzazione giovanile di riferimento del Partito Democratico. E allora la domanda politica diventa inevitabile: il Pd può consentire che al proprio interno venga celebrato un dittatore?

Ricordare Castro è legittimo e necessario. Ma ricordarlo significa anche raccontare il carcere politico, le esecuzioni, la repressione degli oppositori e la cancellazione delle libertà democratiche. Celebrarlo con un «Hasta siempre» significa invece rendergli omaggio.

E c’è un altro aspetto difficile da ignorare. Se un movimento giovanile di destra pubblicasse il volto di un dittatore del Novecento accompagnandolo con un saluto nostalgico, scoppierebbe immediatamente un caso politico. Verrebbero chieste prese di distanza, condanne e spiegazioni ai vertici del partito di riferimento. Giustamente.

Lo stesso metro deve valere per i Giovani Democratici. Le dittature non diventano accettabili in base al colore politico. Non possono esistere tiranni da condannare e «Comandanti» da celebrare. Fidel Castro deve essere ricordato anche per ciò che il suo regime fece agli oppositori e per le libertà che cancellò. I Giovani Democratici di Roma hanno scelto invece l’omaggio. Adesso spetta al Partito Democratico decidere se quella celebrazione sia compatibile con la parola che porta nel proprio nome.

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