Domenico Caliendo, il Consiglio regionale: potenziare il sistema dei trapianti

Risoluzione unanime su verifiche, donazioni e rete organi

Il Consiglio regionale della Campania sceglie la linea dell’unanimità sul caso Domenico Caliendo: maggioranza e opposizione convergono su una risoluzione che chiede verifiche rigorose, trasparenza e un rafforzamento del sistema trapianti dopo la morte del piccolo al Monaldi di Napoli.

Il cambio di passo

Nell’aula convocata in seduta monotematica, il governatore Roberto Fico ha ripercorso senza omissioni quanto accaduto dal 22 dicembre, giorno precedente al ricovero del bambino in attesa di un nuovo cuore, fino al decesso e alle decisioni successive. Il piccolo Domenico Caliendo, di due anni e mezzo, è morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto fallito.

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Fico ha ammesso di aver appreso la gravità della vicenda solo attraverso la stampa. Ha espresso solidarietà alla famiglia e ha assicurato un cambio di passo sul sistema dei trapianti in Campania: «Nessun provvedimento potrà restituire Domenico alla sua famiglia. È inutile negarlo».

Accanto all’indagine della magistratura, la Regione avvierà un accertamento rapido e senza sconti per individuare responsabilità e criticità, con l’impegno a costituirsi parte civile nell’eventuale processo. L’obiettivo dichiarato è comprendere cosa non abbia funzionato in una vicenda definita dal governatore «la storia di un sistema che, su più livelli e per un periodo troppo lungo, ha visto reiterare errori e omissioni».

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Sul piano organizzativo, Fico ha annunciato che «venerdì prossimo sarà all’esame della Giunta un primo atto» legato alla rete trapianti e ha ribadito la volontà di arrivare a «una cardiochirurgia pediatrica di prossimità totalmente efficace ed efficiente».

Sangiuliano: «È un caso di malasanità»

Per il centrodestra, Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha sottolineato che la seduta è stata convocata su iniziativa dell’opposizione e ha richiamato la presenza di un rilievo penale affidato alla magistratura, accanto a una responsabilità politica definita come caso di «malasanità».

Per il consigliere regionale «ci sono fatti evidenti e chiari, una catena di errori nella responsabilità gestionale dell’azienda: c’è stata una inadempienza nella mancata e tempestiva comunicazione alla famiglia; una inadempienza nella comunicazione allo stesso presidente Fico, anche nella sua qualità di assessore alla Sanità; c’è una responsabilità nel mancato avvio dei corsi per l’utilizzo delle nuove apparecchiature che pure il Monaldi aveva acquisito; e ancora nel mancato intervento dei vertici per superare e sanzionare le presunte rivalità tra i medici».

«Per tutto questo occorre agire, non basta elencare quello che non ha funzionato, bisogna passare ai fatti. Lo dobbiamo alla famiglia del piccolo Domenico e a quella del donatore. D’ora in poi ogni parola assumerà il tono dell’ipocrisia se non si assumeranno immediati atti consequenziali sui vertici gestionali dell’Azienda dei Colli», ha concluso Sangiuliano.

Fernando Errico (Fi) ha evidenziato che «non ci si può sostituire alla magistratura, ma non ci si può neanche nascondere dietro alle indagini», sottolineando le responsabilità regionali sul piano dei controlli e dell’organizzazione sanitaria. Michela Rostan ha parlato di «aspetti e responsabilità non solo mediche, ma anche politiche», chiedendo che siano chiarite per evitare nuove tragedie.

Carlo Ceparano ha definito la seduta monotematica «un atto dovuto nei confronti del piccolo Domenico Caliendo e della sua famiglia», ricordando la necessità di fare chiarezza nell’ambito delle competenze regionali e il peso della sanità sul bilancio.

La risoluzione e il sistema trapianti

A tirare le fila del confronto è stata la presidente della commissione Sanità, Loredana Raia, che ha illustrato la risoluzione unitaria poi approvata all’unanimità. Il documento impegna la Giunta a proseguire l’azione ispettiva con «piena trasparenza, tempestività e rigore nell’accertamento delle responsabilità», adottando eventuali atti disciplinari e gestionali alla luce delle criticità emerse.

Il testo punta inoltre a potenziare il sistema trapianti e rafforzare la rete di donazione degli organi in Campania. Nel corso del dibattito è stato ricordato che nell’ultimo anno le donazioni sono aumentate del 38 per cento, un dato da consolidare anche nel 2026.

Nel corso della seduta è stato osservato un minuto di raccoglimento su richiesta del presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, che ha ribadito come «la ricerca della verità è doverosa» ma non deve incrinare la fiducia nel personale sanitario né far venir meno la gratitudine verso i medici.

Toccanti le parole della madre del bambino, Patrizia, lette in aula: «La ricerca della verità non è vendetta ma è giustizia». La donna ha anche ribadito la sua fiducia nell’ospedale Monaldi e la vicinanza ricevuta dalle istituzioni.

La trattativa sul risarcimento

Parallelamente al percorso istituzionale e alle indagini, si apre anche il capitolo del risarcimento. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, ha spiegato che «c’è stata un’apertura e c’è una seria e concreta volontà di definire il sinistro stragiudizialmente senza una causa civile».

Nel corso di un incontro con l’ufficio Affari legali dell’Azienda ospedaliera dei Colli, è emersa la necessità di ripetere il Comitato valutazione sinistri, dopo che quello del 10 marzo è stato ritenuto nullo per difetto di costituzione, in quanto vi ha partecipato un medico poi divenuto consulente di parte degli indagati.

«Tra il 28 e il 30 aprile sarà rifatto un altro Cvs e il 4 maggio ci incontreremo nuovamente per la trattativa, alla quale verranno invitati anche Oppido e gli altri indagati», ha chiarito Petruzzi. Nelle scorse settimane la famiglia aveva avanzato una richiesta di componimento bonario pari a tre milioni di euro.

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