Minacce al procuratore Nicola Gratteri: il boss Vitale Troncone trasferito al 41bis

Il detenuto intercettato: «Ti voglio sparare in faccia»

Il boss Vitale Troncone, 58 anni, finisce in regime di carcere duro. Il capoclan di Fuorigrotta, secondo quanto emerso, avrebbe pronunciato frasi di minaccia al procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Parole pesanti, pronunciate davanti alla tv, in cella.

L’episodio si colloca nel maggio del 2025, nel tardo pomeriggio, all’interno del reparto di alta sicurezza del carcere dove era detenuto. A raccontare l’accaduto è Dario Del Porto su «Repubblica Napoli». Sul piccolo televisore del reparto stavano passando le immagini di un’intervista al magistrato napoletano quando Troncone, stando a quanto ricostruito, avrebbe reagito con insofferenza fino a esplodere in due frasi ritenute allarmanti: «Sì, gli sparerei proprio in faccia» e subito dopo «Sì, ti voglio sparare in faccia». Le parole sarebbero state immediatamente intercettate e trasmesse agli investigatori.

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Troncone non viene considerato un recluso qualunque, ma il vertice di uno dei gruppi criminali che si contendono gli equilibri di Fuorigrotta e dell’area occidentale di Napoli. Un ruolo che ha contribuito ad accrescere l’attenzione attorno a quelle minacce pronunciate in carcere.

Il precedente agguato e le altre indagini

La figura di Vitale Troncone era già tornata più volte al centro delle cronache. Il 23 dicembre 2021 il boss era rimasto gravemente ferito in un agguato avvenuto in pieno giorno in via Caio Duilio, tra le persone presenti per i mercatini natalizi in una delle strade più frequentate del quartiere. Colpito da diversi proiettili, aveva lottato per giorni tra la vita e la morte, riuscendo poi a sopravvivere. Il suo nome è comparso anche nel 2024 nelle indagini sul tentativo di imporre il pizzo alle bancarelle di gadget legate al terzo scudetto del Napoli. Un ulteriore elemento che, nel quadro investigativo, contribuisce a delinearne il peso criminale.

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Scatta il 41 bis

Alla luce delle frasi rivolte contro Gratteri, nei confronti di Troncone è stato disposto il regime previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Il provvedimento è già diventato operativo e il capoclan è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza. Dopo che il contenuto del dialogo è stato comunicato agli organi inquirenti, il pool anticamorra ha avviato approfondimenti per verificare l’eventuale esistenza di contatti ancora attivi con affiliati presenti sul territorio. Prima dell’applicazione del carcere duro, dalle indagini sarebbe emerso che Troncone poteva contare sulla disponibilità di un cellulare anche durante la detenzione. È un passaggio che ha spinto gli investigatori a concentrarsi sui possibili collegamenti mantenuti dall’interno del carcere.

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