Migranti, giro di vite Ue sui rimpatri: sì dell’Eurocamera anche agli hub

Meloni: «Passaggio importante per rimpatri più efficaci»

Il voto dell’Eurocamera sul regolamento rimpatri non è solo un passaggio procedurale, ma il segnale di un mutamento politico più profondo. A Strasburgo prende corpo una maggioranza che, sull’immigrazione, spinge l’Unione verso misure più severe e verso l’uso degli hub per i rimpatri come leva strategica.

L’Aula ha dato il via libera ai negoziati sul regolamento rimpatri e si presenta ai triloghi con una posizione costruita sull’asse tra Ppe, Ecr e forze sovraniste. Il testo, approvato con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astenuti, individua proprio negli hub per i rimpatri uno dei cardini della nuova strategia Ue per fermare i flussi e consolida una maggioranza tra popolari, conservatori e sovranisti.

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A rivendicare il risultato è stata la premier Giorgia Meloni. «L’Europa va finalmente nella direzione giusta», ha commentato, definendo il testo «un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci e la politica migratoria più credibile».

Tra gli italiani hanno votato a favore le forze del governo, quindi Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Vannacci. Si sono invece espressi contro Pd, M5S, Avs e la liberale Elisabetta Gualmini. Dura la reazione dei Socialisti, anche se le delegazioni danese e maltese del gruppo hanno scelto di unirsi alla maggioranza di destra-centro che ha approvato il regolamento.

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Cosa prevede il regolamento rimpatri

Nel provvedimento, che ha tra i relatori anche il meloniano Alessandro Ciriani, viene data priorità al rimpatrio coercitivo rispetto alla partenza volontaria. Si amplia inoltre il ventaglio delle soluzioni previste per l’allontanamento dei migranti irregolari, includendo anche Paesi terzi come possibili destinazioni.

Tra le principali novità figurano i cosiddetti ‘returns hub’, gli hub per i rimpatri, che potranno essere collocati anche nei Paesi terzi. Per Fratelli d’Italia il voto dell’Eurocamera certifica un cambio di passo sul piano continentale. «La linea del governo Meloni è diventata linea europea», ha affermato il copresidente di Ecr Nicola Procaccini, parlando di un cambiamento «radicale di paradigma» nella gestione dei flussi migratori.

Dalla Lega, invece, è stato sottolineato il valore di strumenti più stringenti, «dalla stretta sul fermo amministrativo al divieto d’ingresso obbligatorio in caso di rimpatrio forzato, fino alla possibilità di accesso ai dispositivi elettronici per i soggetti non collaborativi».

Lo scontro politico sul dossier migranti

Sul dossier migranti, però, la maggioranza Ursula torna a sbriciolarsi. Nel mirino delle opposizioni finisce soprattutto il Ppe e il suo presidente Manfred Weber. Il dem Sandro Ruotolo accusa i popolari di rincorrere una linea fondata su paura e propaganda.

Sulla stessa linea Avs, che contesta al Ppe la collaborazione con le destre per promuovere politiche migratorie ritenute populiste e discriminatorie, con un richiamo a modelli già adottati negli Stati Uniti. Cecilia Strada, invece, sostiene che il regolamento rischi di trasformare i rimpatri in «deportazioni». Per la parlamentare Pd si tratta di norme che non aumentano la sicurezza e che possono alimentare paura e marginalità.

Triloghi già avviati dopo il voto dell’Aula

Sul piano procedurale, Bruxelles punta ad accelerare. Poche ore dopo il voto è infatti partito il primo trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione, con l’obiettivo di arrivare a un accordo già nei prossimi mesi. Il percorso, però, non si annuncia semplice, soprattutto in seno al Consiglio, dove non tutti i Paesi membri sono sulla linea tracciata dal regolamento.

L’intesa dovrà poi tornare all’esame dell’Aula. Intanto, proprio all’Eurocamera, soprattutto sui temi migratori, la convergenza tra Ppe e destre appare sempre più strutturata grazie a un lavoro ‘made in Italy’. «siamo stati protagonisti nel costruire questa nuova maggioranza», ha infatti sottolineato il capodelegazione di FdI Carlo Fidanza.

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