Lucianna De Falco: l’arte di dare anima a ogni personaggio

Da Ischia ai set, una carriera costruita sul legame col pubblico

C’è qualcosa di profondamente umano nel modo in cui Lucianna De Falco racconta il suo mestiere. Una forma di comunicazione totale, nata molto prima dei riflettori, tra le voci di un piccolo salone di parrucchiere a Ischia. «Non vengo da una famiglia artistica», spiega l’attrice in un’intervista a ilSud24, «ma sono cresciuta nel negozio di mia madre, la prima parrucchiera di Sant’Angelo, in un’epoca in cui arrivavano clienti da tutto il mondo». Un mix di lingue e culture che, da bambina, le dava l’illusione di poter parlare con chiunque: «Pensavo davvero di conoscere tutte le lingue. E se credi di poter comunicare con tutti, che mestiere puoi fare se non quello dell’attrice?»

De Falco riflette con lucidità sul suo percorso artistico, parlando di personaggi secondari, quelli che nel linguaggio internazionale vengono definiti «supporting roles». Ruoli che, però, non considera affatto minori: «Non sempre hanno uno sviluppo narrativo evidente, e allora bisogna scavare, aggiungere qualcosa di proprio». È proprio in questo spazio che l’attrice trova la sua cifra stilistica: contaminare emozioni, rendere ogni personaggio vivo e contraddittorio. «Mi piacciono quelli che ti fanno ridere un attimo prima e subito dopo ti colpiscono. È così che siamo nella vita: non bianco o nero, ma sfumature».

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I personaggi, il cinema e la verità emotiva

Nel corso della sua carriera, De Falco ha avuto l’opportunità di lavorare con nomi importanti del cinema internazionale, come Sophia Loren, Marco Ferreri e Anthony Quinn. Esperienze che, più che per la visibilità, sono state fondamentali per la sua crescita personale. «Quello che mi ha colpito di questi grandi artisti è l’onestà», spiega. «Una forma di empatia e credibilità che mette sempre la persona prima del personaggio». È proprio questa lezione che sente di aver interiorizzato e che, secondo lei, arriva anche al pubblico. «Le persone percepiscono una vulnerabilità autentica. Non è un talento che mi attribuisco: è un dono». Un legame diretto, spontaneo, che si traduce in affetto e riconoscimento fuori dal set.

Un esempio emblematico è il personaggio di Cira nel film La Salita, diretto da Massimiliano Gallo. «Grazie alla libertà che mi è stata data, siamo riusciti a costruire qualcosa di autentico». Un lavoro condiviso, nato da intuizioni reciproche e da una sintonia artistica speciale.

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Cira è una detenuta, una contrabbandiera «sentimentale», lontana dalla sua esperienza personale, ma resa credibile proprio grazie all’inserimento di elementi autobiografici. «Non entro io nel personaggio», chiarisce, «è il personaggio che entra in me e si adatta a quello che sono». Un approccio quasi inverso rispetto alla tradizione, che mette al centro l’identità dell’attrice come strumento creativo. Eppure, tra i ruoli che sente meno familiari, emergono anche quelli che la affascinano di più: i personaggi cattivi, perfidi, territori ancora poco esplorati ma ricchi di possibilità espressive.

L’attesa, i ruoli futuri e il dialogo con il pubblico

Quello dell’attore, sottolinea De Falco, è anche un lavoro fatto di pause, di attese lunghe e spesso silenziose. «Senza autodeterminazione, studio, curiosità ed entusiasmo, si ridurrebbe tutto ai minimi termini». Una consapevolezza che accompagna ogni fase della sua carriera e che alimenta il desiderio di mettersi continuamente alla prova.

Alla domanda finale su un ruolo mai interpretato, l’attrice non ha dubbi: «Il prossimo». È lì che si concentra tutta la sua energia creativa, nella curiosità di scoprire nuove storie, soprattutto quelle reali, i biopic di donne che hanno lasciato un segno. Eppure, tra i ruoli più intensi e simbolici della sua carriera, ne cita uno in particolare: quello della Madonna, interpretato più volte in contesti teatrali e religiosi a Ischia. «È uno dei personaggi più misteriosi e profondi che abbia mai affrontato», confessa.

In un panorama spesso dominato dalla ricerca della visibilità, Lucianna De Falco rappresenta una voce diversa: quella di un’attrice che costruisce i suoi personaggi partendo dalla verità, dalla propria umanità e da un dialogo continuo con il pubblico. Perché, come dimostra la sua storia, recitare non è solo interpretare: è, prima di tutto, comunicare.

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