Francesco Piccirillo: «Amo la difficoltà, è lì che nasce la verità dell’attore»

L’attore a ilSud24.it: «Il palco ti mette a nudo»

C’è una linea sottile tra gioco e vocazione, e Francesco Piccirillo l’ha attraversata molto presto. «Il mio desiderio di diventare attore è nato molto presto», racconta a ilSud24.it. «Avevo circa 13 anni quando, insieme ad alcuni miei amici, venni scelto per recitare nel videoclip “Pianoforte a vela” di Clementino. All’inizio vivevo questo mondo con leggerezza, soprattutto come un divertimento, senza pensare che un giorno potesse diventare il mio lavoro. Crescendo, però, qualcosa è cambiato».

Quel cambiamento avviene in un momento preciso: «Avevo 16 anni e, durante una scena di litigio a teatro, iniziai a piangere in modo così intenso che, anche dopo essere uscito di scena, continuavo a provare quelle stesse emozioni». Accanto a lui c’era l’attore Mario Prete. «In quel momento ho capito che la recitazione poteva andare oltre il semplice gioco».

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Da lì nasce la consapevolezza: «Ho pensato che, se fossi riuscito a imparare a gestire e controllare tecnicamente quelle emozioni, forse avrei potuto dire anche io la mia in questo lavoro».

La formazione, i maestri e l’eredità del teatro

La formazione diventa quindi un pilastro. «Nel mio percorso ho avuto la fortuna di frequentare diversi laboratori di recitazione», spiega. Tra tutti, uno ha lasciato il segno: quello di Alessandro Prete. «Nel suo laboratorio – dice – si impara ad ascoltarsi, a mettersi a nudo davanti alle proprie emozioni… è proprio da lì che nasce il lavoro più sincero dell’attore».

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Nel suo cammino sono stati fondamentali anche i maestri. «Tra quelli che hanno segnato il mio percorso, uno in particolare ha lasciato un segno profondo: Gigi De Luca». E aggiunge: «Da lui ho imparato le fondamenta del teatro napoletano, non solo come tecnica, ma come visione». Un’eredità legata anche alla grande tradizione di Eduardo De Filippo: «Custodiva dentro di sé un patrimonio di storie e insegnamenti che ho avuto il privilegio di ascoltare, e io conservo gelosamente ogni suo racconto».

«Ho avuto anche l’onore di condividere con lui le tavole del palcoscenico, un’esperienza che porterò sempre con me. Mi sarebbe piaciuto potergli dire che, dopo aver ascoltato per tanto tempo i suoi racconti su Eduardo De Filippo, oggi mi trovo a far parte di un film che parla proprio di lui, interpretato in modo straordinario da Mariano Rigillo, un artista che non ha certo bisogno di presentazioni. Ma sono certo che, ovunque sia, Gigi guarderà questo lavoro con affetto e con orgoglio», ha sottolineato.

Dal cinema al teatro

Il cinema arriva con «La Salita», dove interpreta Enzo, detto «il Rosso». «È un giovane scugnizzo dal cuore d’oro… l’ho sentito vicino a me fin dal primo momento». Un ruolo profondamente personale: «In lui ho riconosciuto qualcosa di familiare: l’amore viscerale per la madre, la lealtà verso gli amici». E rivela: «Da bambino tutti mi chiamavano “’O Ru”… oggi lo porto con orgoglio, quasi fosse un segno del destino».

Determinante l’incontro con il regista Massimiliano Gallo: «Era già per me un’ispirazione… eppure incontrarlo ha superato ogni immaginazione». Ricorda con emozione l’inizio delle riprese: «Abbiamo iniziato proprio il giorno del mio compleanno… Eravamo io, Alfredo Cossu, Alessandro De Renzi e Manuel Mazia ed è stato il compleanno più bello della mia vita».

Il giovane attore ha preso parte, tra il 2022 e il 2024, anche allo spettacolo “E vissero felici e colpevoli”, diretto da Marco Simeoli, e questo segna un passaggio importante. «È stato il mio primo spettacolo da professionista, la mia prima tournée». E ricorda ancora quel momento decisivo: «Io e il regista non abbiamo dubbi, la nostra scelta sei tu».

Un’esperienza fatta di incontri e crescita: «Mi hanno accolto come il più giovane della compagnia, insegnandomi tanto, dentro e fuori dal palco». E, sul significato dello spettacolo, aggiunge: «Interpretavamo detenuti che, attraverso la recitazione, cercavano una via di salvezza, un riscatto».

Tra presente e futuro

Non manca uno sguardo lucido sul presente: «Purtroppo oggi il settore cinematografico è in difficoltà… il lavoro è poco e siamo davvero in tanti». Ma la passione resta intatta: «L’arte è una passione che difficilmente ti abbandona… va rispettata e coltivata ogni giorno».

E a chi sogna di intraprendere questa strada lascia un messaggio chiaro: «L’accademia serve per formare l’identità di un attore… il cinema è un lusso, il teatro è un dovere». Sul futuro, nessun ruolo preciso. «Non c’è un ruolo in particolare che desidero interpretare», conclude. «La vera bellezza sta proprio nella capacità di immergersi e perdersi nella vita di un altro. Amo la difficoltà: più è difficile, più sperimento».

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