Ex Ilva, il ministro Urso: «Report dei commissari sulle offerte di Flacks e Jindal»

Con gli indiani altoforni attivi fino all’arrivo dei forni elettrici

Il futuro dell’ex Ilva di Taranto ormai sembra ruotare solo attorno a due nomi: quello di Flacks Group, che nei giorni scorsi ha presentato le integrazioni richieste, e quello del gruppo indiano Jindal che, ritornato sui suoi passi dopo l’abbandono di qualche mese fa, ha presentato una manifestazione di interesse. Sullo sfondo resta la battaglia legale al Tribunale di Milano.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine di una conferenza stampa, ha spiegato che i commissari hanno inviato al ministero «un report sia sulla manifestazione di interesse presentata da Jindal, sia sulle risposte che il fondo Flacks ha dato alle loro sollecitazioni, così che si possa proseguire sulla strada del negoziato comparando, mettendo a comparazione, come prevede la nostra gara, le due diverse proposte affinché sia scelta davvero la migliore».

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Il ministro ha anche smentito le indiscrezioni secondo cui Jindal chiuderebbe l’area a caldo di Taranto: «Tutt’altro, Jindal prevede che gli altoforni siano mantenuti sino a quando non saranno installati i forni elettrici; è comunque garantita una produzione a Taranto e nelle altre aree del Paese solo con tecnologia green».

Il piano «prevede un progetto piuttosto tempestivo di decarbonizzazione e quindi di sostituzione, nel tempo, degli altoforni con la produzione di acciaio da forni elettrici in piena continuità produttiva, cosa assolutamente necessaria per rispondere alle esigenze del nostro sistema manifatturiero, come anche questa mattina ha fatto evidenziare il presidente di Federmeccanica nella sua visita allo stabilimento di Taranto».

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La mancanza del polo per il preridotto

A una domanda sulla mancanza, nel progetto, del polo per il preridotto, necessario per alimentare i forni elettrici e salvaguardare i livelli occupazionali, Urso risponde: «Noi dobbiamo prendere atto della realtà e delle scelte che hanno fatto, nella loro autonomia decisionale, gli enti locali. Per alimentare i forni elettrici e anche la centrale elettrica, che non potrà più produrre energia come accade oggi con i fumi degli altoforni, e per realizzare poi anche eventualmente il DRI ai fini di poter produrre il preridotto necessario ai forni elettrici, c’è bisogno di una grande quantità di gas».

«Esclusa la possibilità che questo gas sia fornito da una nave rigassificatrice (come deciso dal Comune di Taranto, ndr), occorre capire quanto gas sia possibile far giungere via terra nel tempo congruo per alimentare i forni elettrici, le centraline elettriche, le centrali elettriche ed eventualmente anche il DRI. Qualcuno – conclude Urso – dovrà chiedersi perché la precedente cordata guidata da Baku prevedesse DRI e forni elettrici attraverso il Tap, ma con una nave rigassificatrice».

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