Ex Ilva, i commissari valutano le integrazioni presentate dal gruppo Flacks

Bitetti guarda a Jindal: «È un addetto ai lavori»

Si muove ancora la complessa partita per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Il fondo americano Flacks Group ha aggiornato la propria offerta con le integrazioni richieste dai commissari. I documenti inviati ieri sera alle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia riguardano gli aspetti industriali, finanziari, occupazionali e ambientali sui quali era stato chiesto un approfondimento, con scadenza fissata al 12 marzo.

Il passaggio arriva dopo quanto emerso già nella riunione del 5 marzo a Palazzo Chigi, quando, alla presenza del Governo e dei sindacati, era stato chiarito che la proposta del fondo statunitense presentava ancora elementi da definire meglio.

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Ex Ilva, i commissari esaminano le integrazioni di Flacks

Da oggi i commissari avvieranno quindi l’esame della documentazione aggiuntiva trasmessa da Flacks, la cui candidatura, finora, è stata ritenuta migliore rispetto a quella presentata da Bedrock, altro fondo americano interessato all’acquisizione dell’intero gruppo siderurgico.

Nel frattempo il quadro si arricchisce di un ulteriore elemento. In Senato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha reso noto l’arrivo di una manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che torna così ad affacciarsi sul dossier ex Ilva dopo essersene allontanato. Jindal aveva infatti partecipato alla gara avviata con il bando di luglio 2024, ma non a quella successiva aperta con il bando di agosto 2024.

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Per ora, quella del gruppo indiano è soltanto una manifestazione di interesse, destinata a dover prendere forma attraverso un piano dettagliato. Il ritorno sulla scena, però, assume un significato particolare anche alla luce della prospettiva industriale che accompagna la transizione dell’impianto verso i forni elettrici. In questo scenario, un eventuale approdo di Jindal potrebbe legarsi al preridotto, materiale di carica dei forni elettrici che il gruppo produce già in Oman, dove possiede anche un’acciaieria.

Non si tratterebbe, del resto, di un rapporto del tutto inedito con Taranto. Anni fa, quando commissario dell’ex Ilva era Enrico Bondi, l’azienda acquistò proprio da Jindal del preridotto proveniente dall’impianto omanita per effettuare alcune sperimentazioni in acciaieria.

Il sindaco di Taranto: l’impianto non può continuare a marciare così

A commentare la novità è il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che all’Adnkronos sottolinea anzitutto come la riapertura del confronto a nuovi soggetti non rappresenti una sorpresa: «In un’intervista di qualche giorno fa rappresentavo che la gara, per come ci è stato dichiarato, è aperta. Quindi fino a quando non è chiusa si potranno sempre candidare eventuali promotori».

Il primo cittadino evidenzia poi una differenza di profilo tra i soggetti in campo: «Non so quale delle due famiglie Jindal abbia partecipato ma certamente il cognome mi fa pensare a realtà un po’ più addentrata nelle dinamiche dell’acciaio rispetto a Flacks. Per quello che ci risulta, dalle informazioni che abbiamo appreso, Flacks è certamente un proponente solido dal punto di vista finanziario, non so se abbia però particolari competenze dal punto di vista della produzione e della conoscenza del mercato dell’acciaio. Certamente Flacks potrebbe individuare altri partner, mentre Jindal è certamente un addetto ai lavori».

Secondo Bitetti, il fatto che aumentino i candidati offre comunque più margini di valutazione ai commissari: «Quando ci sono procedure comparative il fatto che aumentino i candidati solitamente è un aspetto che dà qualche elemento di valutazione in più, perché certamente c’è la possibilità di scegliere rispetto ad avere un solo candidato. Poi, nel caso specifico, mi sembra di capire che c’è un soggetto addentrato in quel settore che certamente sa come si possa portare avanti un impianto del genere».

La decarbonizzazione

Il sindaco ribadisce però anche il punto che considera non negoziabile per il futuro dello stabilimento: «Quell’impianto non può continuare a marciare così come marcia. La decarbonizzazione progressiva ma totale che abbiamo sottoscritto nell’accordo del 12 agosto rimane in piedi».

E aggiunge: «Siamo certi che chiunque si affacci agli impianti tarantini lo fa con la consapevolezza che deve muoversi nella linea e nell’obiettivo del raggiungimento della decarbonizzazione. Tra l’altro è confortante la notizia relativa all’Hydrogen Valley, cioè al ruolo che l’idrogeno si sta ritagliando. Può certamente rappresentare una fonte energetica importante. Mi rendo conto che non può essere la sola e che c’è bisogno ancora di approfondire la ricerca e non può garantire la continuità, come tutti auspicano, ma sicuramente è un elemento di valutazione per produrre acciaio green».

I sindacati: «Interventi urgenti per la sicurezza dei lavoratori»

Accanto alla partita sulla vendita, resta aperto il fronte delle condizioni di sicurezza nello stabilimento siderurgico di Taranto. Dopo l’incontro di ieri con il management di Acciaierie d’Italia e con una delegazione del Ministero del Lavoro, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e dell’Inail Puglia, convocato su richiesta delle organizzazioni sindacali, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto misure immediate.

«Servono interventi urgenti e immediati per garantire la sicurezza dei lavoratori», affermano i sindacati, che segnalano «criticità legate soprattutto alla mancanza di risorse necessarie a garantire una programmazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie». Secondo le organizzazioni dei lavoratori, il quadro si sarebbe aggravato dopo il piano a breve termine presentato dal Governo, anche per effetto dell’aumento della cassa integrazione tra gli addetti alle manutenzioni, con percentuali «arrivate anche al 50-60% della forza lavoro».

Le sigle aggiungono che «i due incidenti mortali nell’arco di due mesi non sono frutto della casualità» e chiedono «ispezioni congiunte finalizzate alla messa in sicurezza degli impianti», a partire dal controllo dei piani di calpestio utilizzati quotidianamente dai lavoratori. Tra le richieste avanzate figurano anche l’istituzione di «un comitato sulla sicurezza che coinvolga direzioni di area, Rspp, Rls e Rsu», oltre a verifiche sul dumping contrattuale negli appalti e sullo stato delle operazioni di bonifica e smaltimento dell’amianto. Il prossimo incontro tra le parti è stato fissato per il 24 marzo.

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