Stefano De Martino, il talento che ha dato un nuovo ritmo alla televisione

Dalla danza alla conduzione, una carriera costruita negli anni

C’è un momento curioso, quasi impercettibile, in cui una carriera cambia dimensione. Non coincide sempre con il primo successo, né con l’applauso più fragoroso. A volte arriva dopo anni di lavoro, quando il pubblico ha già imparato a riconoscere un volto, una voce, un certo modo di stare in scena.

Nel caso di Stefano De Martino, l’annuncio della sua futura conduzione del Festival di Sanremo 2027 sembra proprio uno di quei passaggi: non un colpo di scena improvviso, piuttosto la naturale evoluzione di un percorso che, negli anni, ha preso forma con pazienza. Chi lo osserva oggi in televisione con quella disinvoltura che sembra spontanea ma che nasce da molta esperienza potrebbe quasi dimenticare da dove tutto è cominciato.

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Dalla danza alla televisione: il ritmo della conduzione

De Martino nasce artisticamente come ballerino, e quella formazione continua a emergere in modo sottile. Non tanto nei passi di danza, quanto nel senso del tempo. Il tempo delle pause, delle battute, dei movimenti in scena. In televisione il ritmo è una questione delicata: si percepisce subito quando manca.

Lui, invece, sembra averlo interiorizzato. Negli ultimi anni la sua presenza televisiva si è rafforzata senza accelerazioni clamorose. Programma dopo programma, serata dopo serata, De Martino ha costruito un modo di condurre riconoscibile: ironico, mai aggressivo; leggero, ma con una certa eleganza che evita la caricatura. Non è un conduttore che invade la scena, piuttosto uno che la abita con naturalezza, lasciando spazio anche agli altri. Ed è probabilmente proprio questa qualità una familiarità che non appare costruita ad aver contribuito alla scelta di affidargli il Festival.

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Sanremo, d’altronde, non è soltanto uno spettacolo musicale. È una macchina simbolica enorme, un appuntamento che ogni anno riunisce generazioni diverse davanti allo stesso palco. Per guidarlo serve equilibrio, intuito e una certa resistenza alla pressione. Quando nel 2027 salirà sul palco dell’Ariston come conduttore, De Martino arriverà con alle spalle un percorso già consolidato.

Non è mai stato un interprete delle scorciatoie. La sua carriera si è sviluppata per strati, attraversando esperienze diverse: l’intrattenimento leggero, il varietà televisivo, programmi che richiedono improvvisazione e altri che pretendono una conduzione più strutturata. Ogni tappa ha lasciato qualcosa.

La capacità di parlare al pubblico

C’è poi un aspetto meno evidente ma decisivo: la capacità di parlare a pubblici molto diversi. I più giovani lo riconoscono per il tono informale, quasi complice, con cui entra nelle case. Gli spettatori più tradizionali, invece, sembrano apprezzarne la compostezza e il rispetto di una certa grammatica televisiva. Tenere insieme queste due dimensioni non è semplice, e forse proprio qui si trova una delle ragioni del suo consenso crescente.

La conduzione del Festival di Sanremo 2027, dunque, non rappresenta tanto un punto di arrivo quanto una prova significativa. Sanremo ha sempre funzionato come una sorta di banco di verifica per i conduttori: amplifica ogni scelta, ogni esitazione, ogni intuizione riuscita. Chi lo affronta porta con sé inevitabilmente il proprio stile, ma deve anche adattarsi a un rituale collettivo che ha una storia lunga decenni. De Martino sembra guardare a questa prospettiva con una consapevolezza piuttosto misurata. Niente trionfalismi anticipati, nessuna enfasi da traguardo definitivo. Piuttosto l’idea di un’occasione importante da preparare con attenzione.

In fondo è proprio questo il tratto che ha caratterizzato finora il suo percorso: una crescita graduale, senza gesti eclatanti ma con una continuità difficile da ignorare. Quando il sipario dell’Ariston si aprirà nel 2027, il pubblico vedrà certamente un volto già familiare. Ma sarà anche un momento di ridefinizione. Perché il Festival, con la sua enorme visibilità, non si limita mai a raccontare ciò che un conduttore è stato fino a quel momento: spesso contribuisce a stabilire ciò che diventerà dopo.

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