Domenico Caliendo, il confronto in chat prima del diario clinico definitivo

La Procura ha analizzato i messaggi scambiati tra i medici

La ricostruzione dei minuti decisivi dell’intervento sarebbe cambiata più volte prima di arrivare al verbale operatorio definitivo. È quanto emerge dalle chat analizzate dalla Procura di Napoli nell’indagine sulla morte del piccolo Domenico Caliendo dopo il trapianto di cuore eseguito al Monaldi.

Secondo quanto ritiene di avere ricostruito la Procura di Napoli, il diario clinico relativo alla cardiectomia sarebbe stato il risultato di una sorta di «marcia di avvicinamento», maturata attraverso un confronto tra medici durato oltre due giorni. Nei messaggi scambiati tra Emma Bergonzoni e Mariangela Addonizio, rispettivamente secondo e terzo operatore, quest’ultima specializzanda, gli investigatori avrebbero individuato diverse stesure del referto operatorio definitivo datato 26 dicembre 2025. Le versioni rintracciate su WhatsApp e inviate al primo operatore Guido Oppido sarebbero complessivamente quattro.

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Stando alla ricostruzione degli inquirenti, nelle prime due non verrebbe menzionata la contemporaneità tra l’inizio della cardiectomia e l’apertura del frigo box contenente il cuore espiantato a Bolzano, poi risultato congelato. In quelle stesure si farebbe riferimento all’avvio della cardiectomia in contemporanea con l’arrivo dell’équipe di espianto da Bolzano; nelle ultime due, invece, l’intervento avrebbe preso il via con l’arrivo in sala operatoria del cuore del donatore prelevato dal frigo box, risultato poi antiquato e fuori dalle linee guida. Nell’ultima versione, sempre secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato inoltre indicato che la cardiectomia era iniziata contemporaneamente all’apertura del contenitore.

Le quattro versioni al vaglio della Procura

Per la Procura di Napoli, con il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, e per il Nas coordinato dal colonnello Alessandro Cisternino, le quattro versioni rappresenterebbero altrettante tappe di avvicinamento e aggiustamento alla stesura definitiva. Gli inquirenti ritengono che questo elemento costituisca una prova della falsificazione dei documenti.

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L’indagine ha portato a una misura di interdizione per un anno nei confronti dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, ritenuti dal gip di Napoli Mariano Sorrentino responsabili della falsificazione della cartella clinica di Domenico. L’11 settembre è prevista davanti al tribunale del Riesame di Napoli l’udienza relativa all’appello presentato dagli avvocati dei due medici.

A commentare quanto sarebbe emerso dall’estrazione delle chat è Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo Mercolino: «Apprendiamo che dall’estrazione delle chat dai cellulari degli indagati esisterebbero tre versioni del verbale operatorio del trapianto eseguito al Monaldi il 23 dicembre 2025. Una sola è firmata: l’ultima. In sostanza cambia il racconto dei minuti in cui il cuore è arrivato in sala. E cambia sempre nella stessa direzione. Quella del falso e dello scaricabarile di responsabilità».

«Failure del trasporto» e il riferimento al ghiaccio secco

Il legale prosegue: «Nelle prime due si legge che l’organo, estratto dal sistema di trasporto, appare congelato fra parentesi, due parole: failure del trasporto. Nessuna spiegazione, nessun responsabile». «Nella versione definitiva la parentesi sparisce e compare un colpevole, il ghiaccio fornito dall’ospedale del prelievo, che era ghiaccio secco», continua l’avvocato, che aggiunge: «Compare un dato che prima non c’era, venti minuti per estrarre il cuore. E compare una frase che in un verbale operatorio non ha ragione di stare: si decide comunque di provare a impiantare l’organo essendo l’unica scelta possibile».

Secondo quanto sostenuto da Petruzzi, dunque, tra le diverse stesure sarebbero cambiati alcuni passaggi relativi non soltanto alla scansione temporale dell’intervento, ma anche alla descrizione delle circostanze in cui il cuore sarebbe stato estratto dal sistema di trasporto e alle ragioni indicate nel verbale definitivo.

Il nodo della cronologia dell’intervento

«La modifica decisiva, però, sta in tre parole. Dove le prime stesure descrivevano operazioni una dopo l’altra, l’ultima dice che il contenitore viene aperto nel mentre si inizia la cardiectomia. Ciò che era consequenziale diventa simultaneo, e venti minuti spariscono dentro un tempo già occupato. È esattamente il punto su cui questa difesa insiste da sempre: la cronologia proposta non regge il confronto con la scheda anestesiologica e con l’orario di clampaggio aortico», sottolinea l’avvocato. «Il resto del verbale non cambia – conclude Petruzzi – cambia solo il racconto dei minuti in cui il cuore è arrivato in sala. E cambia sempre nella stessa direzione. Quella del falso e dello scaricabarile di responsabilità».

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