Il vescovo: «Il nostro cuore si è spezzato»
Nola si è fermata. Con lei Napoli e la sua provincia, l’intera Campania e simbolicamente anche l’Italia si sono raccolte nel dolore per l’ultimo saluto a Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e quattro mesi morto dopo un trapianto di cuore fallito.
Un lutto che ha superato i confini della città e ha coinvolto un intero territorio. La partecipazione di migliaia di persone ai funerali ha restituito l’immagine di una comunità profondamente colpita dalla morte del piccolo. A testimoniare la vicinanza dell’Italia intera è stata anche la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata a Nola pochi minuti prima dell’inizio della funzione religiosa.
La premier è stata accolta dal prefetto di Napoli Michele di Bari e ha raggiunto i primi banchi della cattedrale per salutare e abbracciare i genitori del bambino, il papà e la mamma Patrizia. Nei giorni scorsi la donna aveva trovato la forza di raccontare il proprio dolore chiedendo che venga fatta piena luce sulla vicenda che ha portato alla morte del figlio.
La cattedrale gremita per l’addio al piccolo Domenico
La funzione funebre è stata presieduta dal vescovo della diocesi nolana Francesco Marino. Accanto a lui, sull’altare, anche il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, che era stato vicino alla famiglia durante gli ultimi giorni di vita del bambino e gli aveva amministrato l’estrema unzione. Nel corso dell’omelia monsignor Marino ha provato a dare voce allo smarrimento della comunità: «Domenico è diventato il figlio di tutti noi. Come si dice a Napoli, “i figli so piezz e’ core” e il nostro cuore si è spezzato in questa tragedia». All’esterno della chiesa uno striscione continuava a chiedere «giustizia» per il piccolo.
L’uscita del feretro e il lungo applauso della folla
La commozione è diventata ancora più intensa al termine della funzione religiosa. Quando la piccola bara bianca è uscita dalla cattedrale, la folla ha salutato il passaggio del feretro con un lungo applauso. Tra la gente si è levato più volte il grido «Giustizia per Domenico», mentre in piazza veniva cantata la canzone “Guerriero” di Marco Mengoni. Così mamma Patrizia aveva chiamato il suo bambino per circa due mesi: il suo «piccolo guerriero». Lo stesso nome è apparso anche su uno dei tanti palloncini bianchi fatti volare in cielo, accompagnato da una frase che ha colpito molti dei presenti: «Non dovevi diventare una notizia ma dovevi diventare grande».
Nel corso della celebrazione il vescovo ha rivolto parole di vicinanza alla famiglia, in particolare ai fratellini di Domenico. Ha ricordato anche un’altra madre che si trova a quasi mille chilometri da Nola: quella del bambino di Bolzano che aveva deciso di donare il cuore del proprio figlio.
Un gesto che ha spinto il presule a lanciare un appello alla diffusione della cultura della donazione degli organi, invitando al tempo stesso a «continuare a credere nella buona medicina». Il lungo addio al piccolo Domenico, morto all’ospedale Monaldi sabato 21 febbraio dopo il trapianto non riuscito, ha coinvolto anche molti bambini. Uno di loro ha deposto una lettera sulla bara con poche parole: «Ti voglio bene, troverai tanti angeli a giocare con te».
Il Monaldi e la vicinanza delle istituzioni

Tra le persone arrivate a Nola per rendere omaggio al piccolo c’era anche Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, dalla quale dipende l’ospedale Monaldi di Napoli. La struttura è al centro dell’inchiesta giudiziaria che vede sette sanitari indagati per omicidio colposo. L’incontro con la famiglia si è concluso con un lungo abbraccio.
Al termine della funzione mamma Patrizia ha voluto ringraziare quanti le sono stati accanto in questi giorni. Dalla premier Meloni al prefetto di Napoli, per la «particolare vicinanza», fino alle istituzioni locali, alla Regione Campania e alle autorità religiose. Con la voce spezzata dall’emozione e le lacrime sul volto ha detto: «Vi siete mossi tutti, grazie». Alla cerimonia hanno partecipato anche il presidente della Giunta regionale Roberto Fico, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi e il sindaco della città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi.




