La morte di Domenico, l’autopsia esclude lesioni al cuore nell’espianto

Domani i funerali a Nola

Tre ore di esame autoptico, venticinque tra periti e consulenti di parte presenti e un primo dato tecnico messo nero su bianco: non risultano lesioni al cuore nella fase dell’espianto. L’autopsia sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo il trapianto con un cuore risultato danneggiato, ha escluso – allo stato – l’ipotesi del taglio al ventricolo circolata nei giorni scorsi.

A chiarirlo è stato il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia, al termine della prima fase degli accertamenti eseguiti a Napoli: «Da un primo esame non sono emerse lesioni al cuore nella fase dell’espianto, in particolare non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte ha parlato». L’esame è durato circa tre ore. Il collegio tecnico tornerà a riunirsi il 28 aprile per un secondo accesso, durante il quale verranno svolte anche le valutazioni sui campioni anatomopatologici.

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L’incidente probatorio e i quesiti del gip

Prima dell’autopsia si era svolto l’incidente probatorio davanti al giudice Mariano Sorrentino, un’udienza durata oltre tre ore, dalle 10 fino alle 13.30. Un passaggio che, secondo la difesa della famiglia, ha assunto un rilievo ampio. «È stata un’apertura sul dibattimento molto grande, quindi non è stato, diciamo, il solito incidente probatorio. Entrando un po’ più nel merito sono stati dati quattro mesi ai periti, 120 giorni da oggi, per sviluppare la propria relazione», ha spiegato l’avvocato Francesco Petruzzi.

Sui quesiti formulati dal gip, il legale ha precisato: «Questa difesa non ha ritenuto di integrarli perché quelli posti dal gip coprono un ventaglio di momenti che vanno dagli albori fino alla fine di questa storia, che non lasciano campo a nessuna interpretazione o ambiguità anche su quanto accaduto a Bolzano».

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Il trasporto dell’organo e il tema del ghiaccio

Nel fascicolo resta centrale anche quanto avvenuto a Bolzano, dove fu eseguito l’espianto. I legali della dottoressa Gabriella Farina, il chirurgo del Monaldi incaricata dell’intervento, chiedono che venga approfondito ogni dettaglio relativo alla fase del trasporto. «Noi vogliamo che non venga trascurato nulla in questa indagine e ci sembra che l’aspetto relativo a quello che è accaduto a Bolzano meriti degli approfondimenti», affermano gli avvocati Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano.

Secondo i due difensori, «non si può mettere in discussione che la dottoressa Farina sapesse benissimo che per il trasporto degli organi si utilizza del ghiaccio d’acqua. Questo è pacifico, anche perché quando sono partiti, hanno utilizzato ghiaccio d’acqua. Qualcun altro lo ignorava, ed è un aspetto che a nostro avviso va assolutamente approfondito».

E aggiungono: «La dottoressa Farina ha chiesto al personale di sala, non ha di certo in autonomia raggiunto l’officina nella quale abbiamo scoperto, solo attraverso le inchieste, che si trovava questo ghiaccio secco. Per giunta custodito, sembrerebbe, in un contenitore privo di etichette, privo di avvertimenti che sono stati invece, sempre stando a quello che si è visto ieri sera in televisione, messi dopo, vale a dire quando si è verificato questo drammatico incidente».

«Non so da parte di chi, naturalmente, ma forse è opportuno che anche su questo la Procura indaghi per capire se siano stati modificati i luoghi. Non è nostro compito cercare responsabilità; il nostro compito è vigilare affinché le indagini vengano svolte nella massima garanzia di tutti e in primo luogo della dottoressa», concludono. Intanto l’autorità giudiziaria ha disposto la restituzione della salma. I funerali del piccolo si svolgeranno domani, 4 marzo, alle ore 15 nel Duomo di Nola.

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