Omicidio del poliziotto Domenico Attianese, pena ridotta in Appello per uno dei rapinatori

Ancora senza volto il terzo malvivente

Trent’anni in primo grado, ventidue in appello: si chiude con uno sconto consistente di pena uno dei capitoli giudiziari legati alla sparatoria in cui perse la vita il sovrintendente della Polizia di Stato Domenico Attianese.

A quasi 39 anni dai fatti, la IV sezione della Corte di assise di appello di Napoli ha rideterminato la condanna nei confronti di Salvatore Allard, uno dei tre rapinatori coinvolti nell’agguato del 4 dicembre 1986 nel quartiere di Pianura. I giudici hanno riconosciuto la sussistenza delle attenuanti generiche, riducendo la pena da 30 a 22 anni di reclusione.

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La decisione della Corte di assise di appello

Il procedimento di secondo grado si è concluso con la conferma della responsabilità penale dell’imputato, ma con una significativa revisione della sanzione. Il riconoscimento delle attenuanti generiche ha comportato una diminuzione di un terzo della pena inflitta in primo grado.

Nella stessa vicenda è coinvolto anche l’altro bandito, Giovanni Rendina, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, pena successivamente confermata dalla prima sezione della Corte di Assise di appello di Napoli. Il delitto risale a una rapina che il sovrintendente Attianese, pur non essendo in servizio, tentò di sventare. Ne nacque una sparatoria nella quale il poliziotto perse la vita.

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Le parole della famiglia Attianese

«A nome di mia madre, di mia sorella e mio esprimo ovviamente soddisfazione per la conferma della sentenza di colpevolezza, peraltro di un reo confesso», commenta Carla Attianese, figlia di Domenico. «Certo, – aggiunge – resta l’amaro in bocca per la concessione delle attenuanti generiche che hanno ridotto la pena di un terzo, dopo che già il ricorso al rito abbreviato aveva escluso la possibilità dell’ergastolo. Pur nel pieno rispetto e nella piena fiducia nel lavoro dei giudici, che ribadiamo, ci sono domande che restano senza risposta: se l’imputato si è redento, come afferma, perché non fa il nome del terzo uomo che ha partecipato alla rapina?»

La figlia del sovrintendente insiste su un punto che, a distanza di quasi quattro decenni, continua a pesare: «E perché – dice ancora Carla Attianese – l’atto di contrizione è arrivato a quasi 40 anni dall’accaduto, solo dopo che i nuovi sistemi di indagine lo hanno incontrovertibilmente individuato grazie alle impronte digitali?»

Infine, la richiesta che accompagna la pronuncia dell’appello: «Adesso, la speranza è che quel che resta della pena sia reso effettivo e che questa persona sconti almeno qualche giorno di carcere per l’omicidio di papà. Perché per noi familiari, purtroppo, non esiste nessuna attenuante generica», conclude la figlia di Domenico Attianese.

Una vicenda che attraversa 39 anni

La sparatoria del 4 dicembre 1986 a Pianura resta una delle pagine più dolorose della cronaca cittadina. Il sovrintendente della Polizia di Stato intervenne fuori servizio per impedire una rapina, pagando con la vita il proprio gesto. Con la decisione della IV sezione della Corte di assise di appello di Napoli si chiude un ulteriore passaggio processuale, segnato dalla conferma della colpevolezza ma anche da una consistente riduzione della pena per uno degli imputati.

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