Il governo accelera sulla legge elettorale: proporzionale con premio di maggioranza

Niente nome del candidato premier sulla scheda

Premio di maggioranza, percentuali da fissare ora e niente nome del candidato premier sulla scheda: il cantiere della riforma elettorale entra nel vivo dopo il vertice a Palazzo Chigi. Nel faccia a faccia di lunedì, la linea indicata da Giorgia Meloni sarebbe stata netta: imprimere un’accelerazione e arrivare rapidamente a un testo condiviso, così da poterlo calendarizzare anche nel giro di poche settimane, a prescindere dalla scelta se depositarlo prima o dopo il referendum.

Nuova architettura del voto e fine dei collegi

L’impianto su cui si lavora segna il superamento del Rosatellum e punta su un modello proporzionale corretto da un premio di maggioranza assegnato a chi oltrepassa il 40% dei consensi. Tra le ipotesi circola anche la soglia del 42%, mentre resta fuori l’asticella del 50% evocata di recente da Carlo Calenda. L’attuale sbarramento al 3% per le liste non coalizzate verrebbe confermato.

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Un altro elemento destinato a cambiare riguarda la scheda: il nome del candidato premier non dovrebbe comparire direttamente, ma potrebbe essere richiamato nel programma di coalizione da depositare al Viminale. Sul versante tecnico, i gruppi stanno intervenendo sui criteri di ripartizione dei seggi, un passaggio decisivo per tradurre il premio in numeri concreti.

L’ipotesi allo studio prevede listini circoscrizionali per la Camera e listini su base regionale per il Senato. Proprio qui si concentra la richiesta di Lega e Forza Italia: stabilire fin d’ora le quote spettanti ai singoli partiti all’interno del premio, così da evitare trattative successive. In Fratelli d’Italia non mancherebbero riserve. Viene richiamata l’esperienza delle ultime politiche, quando l’assegnazione dei collegi ritenuti sicuri, fondata sui sondaggi, non trovò piena corrispondenza nelle urne, con una Lega data più forte del risultato finale e una Forza Italia accreditata di meno voti rispetto a quelli effettivamente ottenuti.

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Tempistica e rapporti con le opposizioni

Nella coalizione si ribadisce che giustizia e legge elettorale «sono separati». Tuttavia, rinviare la discussione a fine marzo – che significherebbe partire dopo Pasqua, ad aprile inoltrato – viene giudicato «tardi» da più di un esponente, soprattutto se si punta a un primo via libera prima dell’estate. Da qui la sollecitazione della premier a procedere spediti, compatibilmente con la definizione delle compensazioni interne.

Parallelamente, sarebbe stata accantonata l’idea di un tavolo ufficiale con le opposizioni sul modello del confronto avviato per il premierato. Ciò non esclude interlocuzioni informali. Alla Camera, in Transatlantico, non è passato inosservato un breve scambio tra il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e la segretaria del Pd Elly Schlein. Un contatto che segnala un canale aperto, pur in un clima di dialogo complesso tra i due principali partiti.

Preferenze e rischio voto segreto

Durante il vertice sarebbero emerse riflessioni anche sull’introduzione delle preferenze già nel testo base. La presidente del Consiglio, nelle uscite pubbliche, si è sempre espressa a favore. Resta però un’incognita parlamentare: pochi, lontano dai taccuini, si dichiarano certi che l’indicazione dei nomi sulla scheda possa superare l’eventualità di un voto segreto in Aula.

Il percorso della riforma si muove dunque su un doppio binario: definire l’ossatura tecnica del sistema e trovare un equilibrio politico tra le forze della maggioranza. Con un traguardo dichiarato: chiudere la partita in tempi stretti, evitando che il calendario rallenti un dossier considerato strategico per la prossima legislatura.

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