«Sulo»: Max Puglia e la cartografia elettrica delle ombre davisiane

Il jazz che rinasce in una nuova sonorità aprendo traiettorie inedite

Ci sono dischi che si limitano a reinterpretare un repertorio, e dischi che invece entrano nella memoria di un’opera come si entra in un paesaggio in trasformazione. «Sulo» appartiene alla seconda categoria. Max Puglia non affronta «Siesta» come un archivio da consultare, ma come un organismo vivo, un corpo sonoro che respira ancora, che può essere toccato, spostato, inclinato.

Il suo gesto non è commemorativo: è speculativo. È un modo di chiedersi cosa rimane di Miles Davis quando si sottrae la tromba, quando si scioglie la forma, quando si lascia che la modalità derivi, scivoli, si apra come una marea lenta.

Pubblicità

La scrittura di «Siesta» è già di per sé un territorio laterale, sospeso tra jazz elettrico, minimalismo e cinema; diventa per Puglia un campo di possibilità, non un vincolo. Il materiale melodico viene trattato come un insieme di vettori, di direzioni, di tensioni. Non c’è volontà di replicare: c’è volontà di riattivare. La chitarra elettrica, con la sua natura di strumento ibrido tra gesto e rumore, diventa il luogo in cui questa metamorfosi prende forma. Non si cerca la cantabilità, ma la frizione, la grana, la vibrazione che resta quando il fraseggio si spezza e il suono si fa materia.

Una poetica della sospensione: la deriva modale come metodo

Il cuore del progetto è la deriva modale. Non una modulazione, non un cambio di tonalità, ma un movimento orizzontale, un vagare tra modi che non cercano un centro. È una scrittura che non procede per risoluzione, ma per espansione.

Pubblicità Pastificio Setaro

In questo senso, «Sulo» dialoga con la parte più radicale della poetica davisiana: quella in cui la forma si dissolve, in cui il tempo si allarga, in cui la musica diventa un paesaggio più che una narrazione. «Sulo» non è un omaggio. È un atto di ricomposizione critica, un modo di interrogare ciò che nella scrittura di Miles Davis era già un presagio: la possibilità che il jazz elettrico diventi un luogo di attraversamento, di rischio, di apertura. Puglia non celebra Davis: lo riattiva. E, in questo gesto, profondamente poetico e tecnicamente rigoroso, trova la sua voce più autentica.

Le cinque stanze di «Sulo»

Il disco si apre come un varco. In «Lost in Madrid», Puglia prende il tema e lo lascia respirare in un campo modale aperto, dove le tensioni di nona e undicesima emergono come lampi intermittenti. La chitarra non guida: interroga. L’elettronica introduce una densità che non appartiene all’originale, ma ne rivela un possibile sottotesto. In «Theme for Augustine» la scrittura si fa cinematica, ma non illustrativa. Il tema appare come un volto intravisto attraverso un vetro appannato: riconoscibile, ma mai pienamente afferrabile. L’ensemble lavora su pedali armonici, sovratoni, micro-variazioni dinamiche. È un brano che vive nella sospensione, non nella descrizione.

«Claire» è il momento in cui la melodia si fa più compatta, quasi un filo di luce che attraversa la stanza, ma anche qui Puglia evita la tentazione della risoluzione: la modalità rimane aperta, il fraseggio respira, la forma non si chiude. È un lirismo obliquo, mai sentimentale. «Conchita» è il brano in cui Puglia si allontana maggiormente dalla matrice davisiana. La chitarra diventa quasi percussiva, gli accenti si spostano, il tempo si frantuma. È un gesto di libertà: non un’interpretazione, ma una ri-immaginazione. «Siesta» è il brano conclusivo che non cerca la fedeltà. Lavora invece sulla materia atmosferica: armonici, fruscii elettronici, frammenti melodici che emergono come apparizioni. È un epilogo che non chiude: svanisce, come un ricordo che non vuole essere fissato.

Un ensemble che respira come un unico organismo

L’ensemble non accompagna: abita il materiale. Vito Ranucci, compositore, arrangiatore, scomparso pochi anni fa, introduce una dimensione visionaria, quasi medianica, che attraversa l’intero disco come un’ombra mobile. Giulio Martino scolpisce un sax scuro, stratificato, che lavora più sulla densità che sulla linea. Luigi Di Nunzio offre il suo sax come contrappeso melodico, un asse di chiarezza interna che impedisce al materiale di collassare su sé stesso.

Mario Nappi, pianista, usa l’elettronica come struttura, non come colore: i suoi timbri richiamano gli anni Ottanta, ma li piegano a una funzione di tensione. I campionamenti vocali sono forse l’elemento più radicale del progetto. Non sono citazioni: sono innesti. Miles Davis come dichiarazione di campo, Enzo Di Domenico come frattura linguistica che apre il Mediterraneo. Il monologo di Toni Servillo da «L’uomo in più», riletto da Mc Mariotto, come gesto performativo ruvido, non addomesticato; Paco de Lucía come eco genealogica, non come icona, attraverso l’esposizione della sua voce tratta dal DVD omonimo.

Il concept «Sulo»

La chitarra di Max Puglia non si limita a omaggiare il linguaggio monumentale di Miles Davis: lo attraversa con rispetto, ma anche con la libertà di chi sceglie di abitarlo in modo diverso. Nel suo fraseggio si avverte la volontà di proiettare un prolungamento armonico essenziale, asciutto eppure sorprendentemente fertile, capace di aprire nuove traiettorie espressive senza mai tradire la matrice originaria. È una scrittura sonora che non rincorre il mito, ma lo rimodella con una sensibilità contemporanea, dimostrando come il jazz, quando incontra una voce autentica, abbia ancora un universo intero da raccontare.

Le date

14 febbraio – Blum, Bagnoli
26 febbraio – Chiesa San Potito, Napoli (sold out)
12 marzo – Chiesa San Potito, Napoli
26 marzo – Chiesa San Potito, Napoli
16 aprile – Chiesa San Potito, Napoli

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Strisce blu saturate e clienti ‘spinti’ nei garage: due imprenditori denunciati

Le contestazioni ad alcuni parcheggi del Vomero Una mossa, due effetti: saturare gli stalli blu più convenienti e indurre i cittadini a parcheggiare all’interno del...

Truffa aggravata, il tribunale di Salerno condanna un ex dipendente bancario

La Corte di Appello dichiara inammissibile l’impugnazione Il Tribunale di Salerno - Seconda Sezione Penale - con sentenza n. 2260/2025 del 7 luglio 2025, ha...

Ultime notizie

Decreto Ucraina, il campo largo urla alla crisi del governo ma non sa che «pesci pigliare»

Opposizioni divise tra l'invio di armi e diplomazia Gridano alla «deflagrazione» del centrodestra, ma nel campo largo le crepe sono canyon: sull’invio di armi e...

Contrasto all’immigrazione illegale, via libera al ddl: blocco navale ed espulsioni estese

Nuove regole su confini, protezione e ricongiungimenti Dal blocco navale al rafforzamento delle espulsioni, il nuovo disegno di legge ridefinisce gli strumenti di controllo dei...

Cuore ‘bruciato’ ma trapiantato: l’ospedale Monaldi sospende due chirurghi

L’Azienda dei Colli: «Vicini alla famiglia, piena collaborazione» Sospesi dall’equipe che si occupa dei trapianti, in via cautelativa, due chirurghi, dopo il caso del bambino...