Contrasto all’immigrazione illegale, via libera al ddl: blocco navale ed espulsioni estese

Nuove regole su confini, protezione e ricongiungimenti

Dal blocco navale al rafforzamento delle espulsioni, il nuovo disegno di legge ridefinisce gli strumenti di controllo dei confini marittimi e terrestri. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo provvedimento per il contrasto dell’immigrazione illegale in linea con il Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024.

L’impianto normativo si muove su più direttrici: prevenzione degli ingressi via mare, revisione dei criteri di permanenza e ampliamento dei casi di allontanamento dal territorio nazionale. Al centro del testo c’è un rafforzamento complessivo delle leve operative a disposizione dell’esecutivo e dell’autorità giudiziaria.

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Blocco navale, sanzioni e responsabilità solidale

Tra le misure cardine figura il cosiddetto blocco navale, definito come «l’interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali» per un periodo di 30 giorni, prorogabile fino a un massimo di sei mesi. L’attivazione è prevista nei casi di «rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini» ed «emergenze sanitarie di rilevanza internazionale».

Il provvedimento disciplina anche la gestione delle persone a bordo delle imbarcazioni. I migranti «possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate, dove operano organizzazioni internazionali specializzate nei settori della migrazione e dell’asilo, anche ai fini del rimpatrio nel Paese di appartenenza».

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Sul piano sanzionatorio è prevista una multa da 10.000 a 50.000 euro per la violazione dell’interdizione. La «responsabilità solidale» si estende «all’utilizzatore o all’armatore e al proprietario della nave». In caso di reiterazione scatta la confisca dell’imbarcazione e si procede immediatamente al «sequestro cautelare».

Nel quadro complessivo rientrano anche il rafforzamento della cooperazione con Frontex e il ritorno del «modello Albania», indicati come strumenti di supporto alla gestione dei flussi.

Stretta su ricongiungimenti e protezione complementare

Accanto al presidio dei confini, il disegno di legge interviene sui requisiti per restare in Italia. In materia di ricongiungimenti familiari, la delega al governo «specifica i criteri per l’identificazione dei familiari che hanno titolo al ricongiungimento, al fine di limitare l’abuso dello strumento e di garantire che l’accesso ai benefici sia riservato a chi versi in condizioni di oggettiva vulnerabilità e privo di adeguato sostegno nel Paese d’origine». Per evitare «l’uso strumentale delle norme sui legami familiari», si legge nel comunicato finale di Palazzo Chigi, il ddl «introduce criteri di maggior rigore rispetto agli attuali».

Più restrittive anche le condizioni per ottenere la protezione complementare, ossia il permesso di soggiorno riconosciuto a chi non ottiene l’asilo politico. È escluso il rilascio del titolo in presenza di condanne per reati che comportano la pericolosità sociale del richiedente.

I requisiti diventano cumulativi: almeno cinque anni di soggiorno regolare, conoscenza «certificata» della lingua italiana, disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e risorse economiche analoghe a quelle richieste per i ricongiungimenti familiari.

Espulsioni e rivolte nei Cpr

Si amplia infine il perimetro dei casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, può disporre l’espulsione dello straniero o l’allontanamento del cittadino appartenente a uno Stato membro dell’Unione europea. Tra le fattispecie che consentono il provvedimento figurano la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, i reati contro la famiglia e la partecipazione a rivolte nei Centri di permanenza per il rimpatrio.

Il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri, si inserisce così in un quadro di adeguamento al Patto europeo del 14 maggio 2024, combinando misure di interdizione marittima, revisione dei criteri di protezione e ampliamento degli strumenti espulsivi.

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