Arzano, Cinzia Aruta sfiduciata: «Ho servito la comunità con responsabilità»

Nominato il Commissario prefettizio

Si chiude formalmente con un atto notarile l’esperienza amministrativa di Cinzia Aruta alla guida di Arzano. Quattordici consiglieri comunali – dieci di maggioranza e quattro di minoranza – hanno sottoscritto davanti a un notaio le dimissioni che hanno determinato la sfiducia e la conseguente decadenza dalla carica, a meno di ventiquattro ore dal ritiro delle dimissioni che la stessa Aruta aveva protocollato alcune settimane fa in un clima politico non sereno.

Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, a seguito delle dimissioni, ha sospeso il consiglio comunale e nominato Commissario prefettizio la dottoressa Stefania Rodà, viceprefetto in servizio presso la Prefettura di Napoli, incaricandola della provvisoria amministrazione dell’Ente e avviando, nel contempo, la procedura di scioglimento dell’organo consiliare.

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Il bilancio politico dell’ex Sindaca

«Quando ho assunto l’incarico di Sindaca, Arzano viveva un contesto ambientale e amministrativo segnato da abbandono e allentamento delle regole, da una diffusa percezione per cui tutto fosse consentito e ognuno potesse sentirsi autorizzato ad agire senza limiti chiari. Un territorio abbandonato a sé stesso sotto il profilo della pianificazione, della gestione amministrativa e del rispetto dei percorsi istituzionali», spiega l’ormai ex primo cittadino in una nota.

Da qui la scelta di metodo: «In quel contesto ho scelto una linea netta: ricostruire metodo, individuare le azioni prioritarie e riportare centralità alle regole. Ho ritenuto che il metodo fosse sostanza nella tutela esclusiva dell’interesse pubblico».

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«Questo approccio ha garantito a questa amministrazione oltre quattro anni di stabilità, rendendola impermeabile alle accuse e ai veleni che hanno attraversato la città negli ultimi vent’anni. E soprattutto ha prodotto risultati concreti: una macchina comunale più efficiente, casse messe in sicurezza, cantieri aperti e opere pubbliche pronte per essere inaugurate, interventi che Arzano non vedeva da decenni. Segno che il rigore, unito alla visione, non blocca lo sviluppo, ma lo rende possibile» rivendica Cinzia Aruta.

Il Partito Democratico e la frattura

«Questi non sono valori astratti. Sono i principi della cultura democratica e riformista che il Partito Democratico rappresenta a livello nazionale. In qualità di componente del Direttivo nazionale del Partito, ho sentito il dovere di tradurre quei valori nella pratica amministrativa quotidiana, senza ambiguità e senza compromessi».

Secondo Aruta «quando questa interpretazione del mandato popolare viene considerata un limite anziché una garanzia, significa che la distanza non è più solo politica, ma culturale. Una frattura che ha prodotto prima disaffezione, poi un progressivo disimpegno».

Dimissioni ritirate e richiesta di responsabilità

Nel passaggio finale, l’ex Sindaca chiarisce il senso delle dimissioni precedentemente presentate: «Per questo, nel tempo, si è costruita una narrazione alternativa: si è provato a spostare il confronto dalla gestione amministrativa al piano caratteriale, riducendo il metodo a rigidità, trasformando il rigore in presunta incapacità di dialogo. Una narrazione funzionale a indebolire il valore stesso dell’impostazione amministrativa adottata».

E precisa: «Le mie dimissioni, protocollate alcune settimane fa e successivamente ritirate, non sono state un gesto emotivo né una decisione privata. Sono state un atto politico consapevole, maturato di fronte all’emergere di tali dinamiche».

«Chi ha ritenuto questo approccio amministrativo troppo rigoroso o incompatibile con altre impostazioni dovrà ora assumersi pienamente la responsabilità politica, etica e amministrativa di quanto accaduto. Resto pronta a un confronto pubblico e trasparente nelle sedi politiche adeguate. Le cittadine e i cittadini meritano chiarezza, non decisioni maturate nei retroscena o formalizzate lontano dal dibattito pubblico. Ho servito questa comunità con senso delle istituzioni e responsabilità. E continuerò a farlo, con la stessa coerenza, nei luoghi e nelle forme che la democrazia prevede», conclude.

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