Perché vedere «I Peccatori (Sinners)»: uno specchio per noi ‘colpevoli’ del Sud

Un horror che riflette colpa, sfruttamento e memoria

I peccatori (Sinners) è il fanta-thriller di Ryan Coogler che ha riscritto la storia degli Oscar 2026 con ben 16 nomination. Interpretato da Michael B. Jordan in un doppio ruolo. Già vincitore di due Golden Globe, l’opera intreccia horror e dramma in una riflessione potente su colpa e redenzione.

Lo sceneggiatore-regista-produttore Ryan Coogler (Black Panther, Creed – Nato per combattere, Prossima fermata Fruitvale Station) crea una memorabile atmosfera densa nel suo racconto del Mississippi degli anni Trenta, dove la malvagità delle leggi Jim Crow si scontra con quella paranormale sotto forma di vampiri che hanno un’offerta molto allettante da fare ai cittadini neri oppressi: vi piacerebbe avere la vita eterna e un potere sovrumano per uccidere chi volete?

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Dal Mississippi al Sud Italia

Ma cosa succede se proviamo a guardare questo horror gotico attraverso la lente della realtà italiana, e in particolare del Sud Italia? Il parallelismo, per quanto geograficamente distante, rivela ferite sorprendentemente simili.

In Sinners, i gemelli interpretati da Michael B. Jordan tornano a casa sperando in un nuovo inizio, solo per scoprire che il male ha radici antiche quanto il terreno che calpestano.

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Come nel Sud Italia, il concetto di «peccato» legato alla terra è storicamente radicato. Se in Coogler il razzismo è il mostro che si nasconde nell’ombra, nel nostro Mezzogiorno il razzismo ha assunto nel tempo forme diverse ma complementari: da un lato l’antimeridionalismo storico, quella narrazione che per decenni ha dipinto il Sud come «palla al piede» o «terra di barbari»; dall’altro il nuovo sfruttamento, ovvero il razzismo moderno diretto verso i braccianti immigrati, vittime del sistema del caporalato.

Il «mostro» di Coogler che si nutre della carne dei vulnerabili non è poi così diverso dalla logica dello sfruttamento agricolo che consuma vite umane nelle campagne pugliesi, calabresi e campane.

Il linguaggio dell’orrore come denuncia

Coogler utilizza l’orrore per raccontare la segregazione. Il soprannaturale diventa l’unico modo per spiegare l’assurdità della violenza razziale. In Italia abbiamo una tradizione simile, seppur meno «hollywoodiana». Pensiamo agli studi di Ernesto de Martino su Sud e magia: il folklore, il tarantismo e le credenze popolari erano spesso strumenti per esorcizzare la miseria e l’oppressione sociale. «I Peccatori» ci ricorda che, quando la realtà politica è troppo brutale per essere descritta, l’unico linguaggio rimasto è quello dei mostri.

Uno dei temi centrali del film è il sospetto che divide le comunità e, nel Sud Italia, il razzismo vive oggi la stessa strana dicotomia. Da una parte c’è la memoria corta, che porta a dimenticare quando i «peccatori» eravamo noi, i meridionali costretti a emigrare al Nord o nelle Americhe e trattati esattamente come i protagonisti del film di Coogler; dall’altra si manifesta una vera e propria guerra tra poveri, in cui il razzismo diventa uno strumento di distrazione e il pregiudizio viene usato per mettere gli «ultimi» contro i «penultimi», mentre altrove si continua a sfruttare indisturbati.

I mostri che continuiamo a nutrire

I Peccatori non è solo un film di vampiri o di fantasmi; è un saggio su come il pregiudizio possa infettare una terra fino a renderla mostruosa. Guardarlo oggi, dall’Italia, dovrebbe spingerci a chiederci quali siano i mostri che stiamo nutrendo nelle nostre periferie e nelle nostre campagne. Il razzismo, proprio come nel film di Coogler, non muore mai per cause naturali: va affrontato, illuminato e infine sconfitto con la consapevolezza della nostra storia comune.

Eppure forse una luce è in fondo al tunnel: la cultura da coltivare, la voglia di emergere e il rispetto per i propri simili potrebbero prendere il sopravvento anche nella brutalità dell’essere mostri. È il confronto durissimo tra la colpa e la redenzione, da vedere tutto d’un fiato anche dopo i titoli di coda. Il film, alla fine, ci fa riflettere proprio su questo.

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