Luca Riemma: «La pittura è la mia casa, la recitazione è una sfida continua»

L’attore racconta a ilSud24 il suo percorso artistico e di vita

«Il filo rosso che unisce tutto è proprio l’esigenza di veicolare l’energia creativa quotidiana». Il popolare attore e artista napoletano Luca Riemma spiega così le sue passioni e l’impegno costante, necessari per raggiungere obiettivi ambiziosi, in un’intervista a IlSud24. Cresciuto in una famiglia numerosa, quinto di sette figli, scopre prestissimo l’arte come rifugio e salvezza. «Da bambino mi svegliavo di notte per dipingere, senza avere artisti in famiglia, guidato solo da un impulso istintivo. L’arte mi ha salvato, ma da sola non basta: servono dedizione, costanza e disciplina. E soprattutto una famiglia alle spalle».

La pittura come casa, la recitazione come sfida

La pittura è stata la sua prima lingua. Formazione negli istituti d’arte, concorsi nazionali e internazionali vinti quasi per sfida, come quel celebre “Ciuccio di fuoco” realizzato all’ultimo minuto, e poi una distinzione consapevole: «La pittura è mia moglie: è il rifugio, la casa. La recitazione invece è l’amante, bella e dannata, perché non dipende solo da te».

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Questa consapevolezza accompagna Riemma quando approda al cinema e alla televisione. Dopo i primi lavori in Italia, tra cui “Un posto al sole”, arriva la svolta. «L’America mi ha cambiato la vita».

L’incontro che cambia tutto e l’America

L’incontro decisivo avviene quasi per caso, a Ischia, con il produttore Aaron, mentore di Keanu Reeves. Da un dialogo audace sotto un ombrellone nasce un rapporto umano e professionale che porterà Riemma a Los Angeles.

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Negli Stati Uniti studia recitazione come una scienza, passando da numerose scuole fino all’incontro con Michelle Danner che lo sponsorizza riconoscendone il talento. Si forma tra Italia, Russia e Londra, con Peter Glaff e il metodo shakespeariano, e Los Angeles, dove consolida un percorso rigoroso, lontano dall’improvvisazione.

Dalla recitazione alla produzione

Parallelamente cresce il suo interesse per la produzione. In This Is the Year, film con Selena Gomez, Gregg Sulkin e David Henrie, Riemma decide volutamente di non recitare. «È stato uno schiaffo all’ego. Avevo la responsabilità degli investitori e volevo imparare». Da lì nasce una nuova fase artistica: oggi, con il socio Silvio Muraglia e le società Paradox e 3L Studios, sta sviluppando due progetti importanti, uno sul traffico internazionale di minori e un film storico legato all’automobilismo italiano.

L’America è anche il luogo dove incontra sua moglie, in una storia che sembra scritta per il cinema, fatta di coincidenze, ironia e coraggio. Insieme costruiscono una vita tra due continenti, fino alla nascita della figlia Benedetta, dopo cinque aborti spontanei. «È una testimonianza di fede e di speranza», dice Riemma, che non nasconde la dimensione spirituale del suo percorso. «Siamo esseri spirituali alla ricerca di umanità».

Intanto, il lavoro attoriale prosegue. A breve tornerà sul piccolo schermo con la sesta stagione di “Mare Fuori”, nel ruolo di un avvocato, un personaggio lontano da quelli già interpretati, e con un ruolo opposto, quello di un sottocapo mafioso. Un ritorno alla Rai vissuto come un rientro in famiglia, lui che aveva iniziato a recitare a soli sedici anni nella serie “La Squadra”.

Guardare avanti senza rimpianti

Se guarda indietro, Riemma non parla di rimpianti. «Sono l’uomo che sono grazie ai miei genitori e all’America. L’Italia mi ha spesso rigettato: mi sentivo come un criceto su una ruota». Negli Stati Uniti, pur tra difficoltà e dinamiche chiuse, ha trovato spazio per costruirsi, con disciplina, passione e un pizzico di fortuna.

E il futuro? «Vorrei lavorare di più in Italia, soprattutto ora che la Rai sta producendo progetti interessanti. Mi piacerebbe un film in costume. E voglio realizzare i due film che stiamo sviluppando». Ma c’è anche un desiderio più intimo: tornare alla pittura con una nuova mostra, dopo “Respiro” del 2012. In fondo, il filo rosso di Luca Riemma continua a intrecciarsi, avvolgendo arte e vita, materia e spirito, senza mai spezzarsi. Un percorso senza scorciatoie, ma pieno di verità.

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