Ha assistito al «licenziamento» del padre deciso dagli Amato-Pagano
Non c’erano i giochi, nei suoi pomeriggi. Né la scuola e il parco con gli amichetti, dove tirare calci ad un pallone. C’erano, invece, la cocaina e il crack, che il padre gli dava da consegnare per conto del clan. A soli 10 anni aveva già visto troppo il bambino che, non certo per sua scelta, è finito nell’operazione antidroga in una piazza di spaccio di Scampia, il martoriato quartiere di Napoli protagonista di Gomorra che il Comune sta tentando di sottrarre alla criminalità.
Tra i 28 arrestati c’è suo padre, un 47enne che secondo gli investigatori sarebbe uno dei galoppini del clan Amato-Pagano: per 350 euro a settimana era uno di quelli che operavano nella cosiddetta ‘33’, la piazza di spaccio nell’ex lotto Sc3 in via Arcangelo Ghisleri, un luogo dove si vendeva alla luce del sole kobret, crack e cocaina. E il ragazzino che c’entra? Da un’intercettazione viene fuori che almeno in un’occasione il padre se l’è portato dietro. Perché il suo lavoro consiste anche nel consegnare la droga a ‘domicilio’.
Così si è caricato sul motorino il figlio e insieme hanno consegnato una dose in una piazza di Napoli. Non solo. Il bambino ha assistito anche al ‘licenziamento’ del padre da parte del clan, perché il 47enne aveva spento il cellulare fornitogli. Una presenza che il suo capo non apprezza: «Ma non camminare con tutta questa roba (la droga, ndr) addosso… poi ti porti a tuo figlio al seguito».
Minori carne da macello
Una realtà che non è, purtroppo, una novità. L’allarme l’ha rilanciato proprio qualche giorno fa il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. «I minori – ha spiegato – sono diventati carne da macello e utili idioti del crimine» e questo è il risultato di diverse cause: «la carenza educativa, la mancanza del terzo settore e», soprattutto, «il fatto che dal punto di vista normativo il minore rischia meno o nulla, è meno strutturato sul piano psicologico e dunque viene arruolato come carne da macello, come utile idiota per trasportare e vendere cocaina». Una situazione che non riguarda solo Napoli.
«Abbiamo sempre più casi – aveva spiegato a settembre scorso la procuratrice dei minori di Palermo Claudia Caramanna – di bimbi che vengono utilizzati per lo spaccio. Spesso sono così piccoli da essere totalmente ignari di ciò che fanno, neppure sanno quello che stanno vendendo. Fino a 14 anni non sono imputabili e quindi vengono scelti proprio perché non è possibile avviare, nei loro confronti, un procedimento penale».




