Governo, Meloni prepara il vertice Ue: avanti con la de-escalation

Rflessioni sul Board of Peace per Gaza

Nell’agenda per ora c’è solo il vertice Ue informale a Bruxelles. Ma non è ancora escluso che prima Giorgia Meloni voli a Davos. Sono ancora in corso riflessioni da parte della premier sull’invito mandato da Donald Trump a lei e agli altri leader scelti da Washington per fare parte del Board of Peace per Gaza. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe anche quella di partecipare al summit in Svizzera, senza però firmare subito la carta istitutiva dell’eterogeneo organismo che, nei piani americani, costruirà una pace duratura in Medio Oriente.

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Anche di questi scenari si è discusso nella riunione di governo, formalmente focalizzata sul pacchetto sicurezza, che dopo la missione in Asia la presidente del Consiglio ha convocato a Palazzo Chigi, per confrontarsi con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e i ministri competenti sul tema, a partire da quello della Difesa Guido Crosetto. Sul tavolo, innanzitutto, le tensioni fra Usa e Ue sulla Groenlandia, con i risvolti conseguenti sul conflitto ucraino e sul board per Gaza, alla vigilia dell’arrivo di Trump a Davos.

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«Ho letto che Trump vuole mettere i dazi sui vini francesi, meglio che sui vini italiani», ha tagliato corto Salvini, mentre Tajani con gli alleati ha predicato la necessità di tentare di «razionalizzare il problema». Una de-escalation sull’asse transatlantico resta l’obiettivo di Meloni che, come nei giorni scorsi, ha avuto contatti con diversi colleghi europei, incassando, spiegano i suoi, il plauso di capi di Stato e di governo che vedono di buon occhio la sua mediazione tra Ue e Usa. Parole in questo senso sono arrivate in questi giorni anche da Berlino, a ridosso del vertice intergovernativo Italia-Germania in programma venerdì a Roma.

Il Consiglio Ue

La sera prima, a Bruxelles, il Consiglio Ue informale discuterà della postura da tenere verso gli Stati Uniti, anche rispetto al Board per Gaza. Forse anche in quest’ottica a Palazzo Chigi si valuta la riserva rispetto alla firma sulla carta istitutiva. Meloni ha da tempo comunicato che non avrebbe partecipato al World Economic Forum in corso in Svizzera, anche se il suo nome, da «invitata», era stato inserito in una sessione di lavoro dal titolo «Le scelte dell’Europa in un mondo competitivo». Resta da capire se giovedì mattina sarà a Davos per rispondere all’invito di Trump al summit a margine del Wef.

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Sarebbe difficile, osservano fonti di maggioranza, non farlo davanti all’ipotesi di un vis a vis con il presidente americano. Una sorta di bilaterale che la diplomazia italiana dovrebbe aver già chiesto a quella di Washington. Uno dei nodi principali su cui si ragiona in queste ore è il fatto che tra i prescelti per il Board c’è anche Vladimir Putin. Un problema politico che crea imbarazzo ai piani alti del governo. Dentro FI guardano con sospetto alla soluzione di includere la Russia, e invitano a valutare «con grandissima attenzione» la partecipazione, una scelta «con implicazioni importanti a livello internazionale».

Per ora da Palazzo Chigi non arrivano commenti espliciti, con l’intento anche di non aggiungere nuove tensioni a una situazione già delicata. Così come non ci sono reazioni al Cremlino che, commentando le dichiarazioni di Meloni e altri leader europei sulla necessità di aprire un dialogo con Mosca, con il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha mandato un messaggio secco: «Chi vuole parlare con noi in modo serio, ci chiami». Intanto Meloni ha incassato i ringraziamenti di Zelensky per le forniture di generatori destinate al sostegno energetico dell’Ucraina: «Questa attrezzatura che proviene dall’Italia genererà circa 100-150 megawatt».

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