Il suo tracciato abbraccia luoghi simbolo della città
Nota come uno degli assi urbani più importanti di Napoli, Spaccanapoli attraversa il centro storico da ovest a est seguendo il tracciato rettilineo dell’antico decumano inferiore. Non si tratta di una singola strada, ma di un percorso continuo formato da più vie consecutive, tra cui via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai e via Vicaria Vecchia, che nel loro insieme tagliano la città antica in linea retta fino all’area di Forcella.
Quest’arteria ha origini antichissime: è infatti uno dei tre decumani dell’impianto urbano di origine greca, mantenuto e organizzato in età romana. Il soprannome con cui è conosciuta deriva dall’effetto visivo che produce, un taglio netto e preciso tra palazzi, chiese e stratificazioni storiche. Proprio la continuità di questo tracciato urbano, rimasto in uso per oltre duemila anni, contribuisce al riconoscimento del centro storico di Napoli come patrimonio mondiale dell’Unesco.
Prima di assumere l’aspetto attuale, questo asse urbano era poco più di un tratto cittadino che collegava l’area di San Domenico Maggiore a quella del Duomo. Furono i Romani a regolarne e consolidarne il tracciato, integrandolo stabilmente nel sistema viario della città.
Dal Rinascimento all’assetto attuale
Nel Rinascimento, l’assetto medievale venne progressivamente smontato e ricomposto attraverso l’adattamento di architetture gotiche, l’abbattimento e la ricostruzione di palazzi e la definizione di nuovi equilibri urbani. In questa fase intervennero figure centrali dell’architettura napoletana, come Mormando e Giovanni Francesco di Palma, autori di edifici destinati a diventare simboli del potere e della rappresentanza.
Nel Cinquecento anche Don Pedro de Toledo intervenne sul tracciato, collegandolo ai Quartieri Spagnoli e creando un collegamento diretto con le aree in espansione verso la collina di San Martino. L’asse assunse così un ruolo sempre più centrale, trasformandosi in un vero strumento di mobilità urbana.
Nei secoli successivi, tra ristrutturazioni private e interventi sugli edifici religiosi, il percorso noto come Spaccanapoli continuò a mutare. Alcuni palazzi recuperarono nell’Ottocento le loro forme originarie, mentre il Novecento, segnato dai danni della guerra, restituì alla basilica di Santa Chiara il suo impianto gotico, rimasto a lungo nascosto sotto successive stratificazioni decorative.
Passeggiando lungo questo asse, a pochi passi l’uno dall’altro, si incontrano la basilica di Santa Chiara con il suo chiostro maiolicato, l’imponenza barocca del Gesù Nuovo e la quiete raccolta di San Domenico Maggiore. Poco più avanti, tra botteghe e palazzi storici, si affacciano luoghi simbolo della città, come l’area di San Gregorio Armeno, celebre per la tradizione dei presepi, e il Pio Monte della Misericordia.




