False assunzioni di extracomunitari, fino a 9mila euro per entrare in Italia

Coinvolto anche un dipendente dell’Ispettorato del lavoro di Napoli

C’era un vero e proprio tariffario per ottenere una «pratica sicura»: tra i 6.500 e i 9.000 euro per entrare in Italia con una falsa assunzione. È questo uno degli elementi emersi dall’indagine della Squadra Mobile di Napoli che ha smantellato un’organizzazione criminale specializzata nell’introdurre cittadini extracomunitari nel Paese attraverso contratti di lavoro inesistenti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema era strutturato e coinvolgeva più soggetti. Un dipendente dell’Ispettorato territoriale del Lavoro di Napoli avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione delle procedure amministrative, mentre alcuni titolari di aziende agricole mettevano a disposizione le proprie imprese per simulare l’assunzione di lavoratori stranieri. A completare l’iter burocratico era un Caf del Casertano che curava la presentazione e la formalizzazione delle pratiche.

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Il sistema delle false assunzioni

L’obiettivo dell’organizzazione era ottenere i «nulla osta al lavoro subordinato», provvedimenti amministrativi rilasciati dallo Sportello Unico per l’Immigrazione della prefettura competente. Si tratta degli atti che autorizzano il datore di lavoro ad assumere un cittadino straniero residente all’estero e previamente individuato.

Secondo le indagini, il gruppo criminale aveva il proprio centro operativo a Marcianise, in provincia di Caserta. Da lì venivano gestite le richieste e coordinate le attività necessarie a superare i controlli amministrativi.

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Il dipendente dell’Ispettorato territoriale del Lavoro di Napoli, con il supporto di altri pubblici dipendenti, avrebbe espresso i cosiddetti «pareri», ossia gli atti amministrativi che certificano la congruità delle richieste presentate. Questo passaggio era decisivo per far apparire regolari le domande e consentire il rilascio dei nulla osta. Una volta ottenute le autorizzazioni, i lavoratori extracomunitari risultavano formalmente assunti, ma in realtà non esisteva alcun rapporto di lavoro. In questo modo la banda riusciva a far entrare cittadini stranieri in Italia sfruttando una procedura prevista dalla normativa sull’immigrazione.

Il ruolo delle aziende e del Caf

Nel meccanismo avevano un ruolo anche diversi datori di lavoro compiacenti. Gli imprenditori agricoli che mettevano a disposizione le proprie aziende percepivano fino a duemila euro per ogni lavoratore straniero per il quale veniva presentata la richiesta di assunzione.

Le pratiche amministrative venivano poi completate grazie alla collaborazione di un Caf del Casertano, che si occupava degli adempimenti burocratici necessari per finalizzare le domande. Secondo gli investigatori, il sistema era diventato una vera attività criminale organizzata, capace di muovere ingenti somme di denaro sfruttando la domanda di ingresso regolare in Italia da parte di lavoratori stranieri.

Arresti e beni di lusso sequestrati

L’indagine ha portato all’esecuzione di ordinanze applicative di misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Sono 18 le persone raggiunte dai provvedimenti: per 15 è stato disposto l’arresto in carcere, mentre per tre, ritenuti collaboratori dei principali indagati, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Complessivamente gli indagati sono 37. Nel corso delle operazioni la Polizia è riuscita anche a bloccare circa tremila pratiche relative alle false assunzioni. Inoltre sono stati sequestrati beni di lusso nella disponibilità degli indagati, ritenuti provento dell’attività illecita.

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