Si scava nel passato all’estero dell’indagato
In attesa dell’udienza di convalida domani, venerdì 9 gennaio, a Brescia dove, se vorrà, Marin Jelenic potrà dare una spiegazione dei fatti davanti al giudice, gli investigatori lavorano anche sul passato all’estero del croato indagato per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio e fermato la sera del 6 gennaio a Desenzano del Garda. Obiettivo, delineare il profilo criminale di un personaggio conosciuto in Italia come una sorta di fantasma delle stazioni, senza fissa dimora, privo di legami con luoghi e territori.
Per questo la squadra mobile bolognese, coordinata dalla Procura, ha avviato contatti tramite Interpol con le autorità croate per acquisire informazioni sul 36enne, su eventuali precedenti in patria.
Arrivato in Italia nel 2019, con una pausa di circa due anni tra il 2023 e il 2025 durante la quale è probabilmente tornato in patria, Jelenic è stato segnalato più volte in varie città e stazioni del Nord Italia per episodi in cui era molesto o ubriaco, aveva con sé coltelli o cutter, ha disturbato passeggeri e personale delle ferrovie. In un solo caso, a Vercelli nel giugno 2025, ha avuto una condanna, per lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, con la pena sospesa. Intanto il Pd, con il deputato Andrea De Maria, chiede conto, con un’interrogazione al ministero dell’Interno, dell’ordine di allontanamento dal territorio nazionale emesso il 23 dicembre dal prefetto di Milano e del perché non sia stato eseguito.
Il questore: «Aveva ordine di allontanamento, ma con scadenza più lunga»
«Penso che sia morto, è assurdo dirlo, è difficile da digerire, per una casualità e poteva succedere a qualcun altro da qualche altra parte, questo non ci rassicura», ha detto il questore di Bologna Antonio Sbordone che poi ha aggiunto: «Perché quell’uomo era in circolazione? In realtà poi dovremmo entrare nel tecnicismo, lui aveva un ordine di allontanamento, ma con una scadenza più lunga, insomma era ancora qua, ma se ne sarebbe andato se fosse stato identificato compiutamente, che non era facile, perché lui era privo di documenti prima che commettesse quello che ha commesso. Questo è in sintesi il problema».
Il padre della vittima, Luigi Ambrosio, anche lui ferroviere da poco in pensione, ha detto, con amarezza: «Ora la giustizia non mi interessa, si poteva fare prima: c’era a piede libero una persona con un decreto di allontanamento e armata. Se le leggi italiane e la giustizia avessero fatto il loro corso, quella persona lì non ci sarebbe stata». La famiglia aspetta la restituzione della salma, per poter fissare il funerale, che sarà una «festa laica» con amici e musica, per ricordare ‘Ambro’.
Attesa per gli esiti dell’autopsia
Il nulla osta arriverà dopo l’autopsia, iniziata nel pomeriggio. L’esito dovrebbe confermare i primi esami del medico legale Elena Giovannini: il 34enne è stato colpito nella stradina che porta al parcheggio del piazzale ovest con un unico fendente alle spalle, penetrato in profondità all’altezza della scapola fino a raggiungere un polmone. Un colpo sferrato con forza che ha provocato un’emorragia e la morte in poco tempo. Un’azione improvvisa, dopo un breve pedinamento.
Tra due persone che apparentemente non si conoscevano. Una coltellata con un’arma che non è stata trovata, anche se le due lame sequestrate al momento del fermo saranno analizzate alla ricerca di tracce della vittima. Un gesto apparentemente senza senso, dell’unica persona presente in quel momento e in quel luogo insieme alla vittima, come documentato dalle telecamere di sorveglianza. Un delitto che difficilmente può essere spiegato se non da chi è accusato di averlo commesso.




