Anno nuovo, opposizione vecchia: riparte sì, ma dai soliti errori

Protesta permanente e poche proposte: «lorsinistri» fermi al rancore

Seppure con qualche giorno di ritardo, è doveroso fare gli auguri di buon 2026 agli amici lettori. Augurio che vorrei rivolgere anche al governo Meloni (prima donna premier della storia d’Italia) che, se dovesse restare in carica fino al 4 settembre 2026, diventerà il più longevo in assoluto, scavalcando i 1.412 giorni del Berlusconi 4. E non è detto che non ci riesca, anzi! Ma «sembra facile facile fare un buon caffè». Per cui, in questo caso, sono sincero, mi è venuto un dubbio. Non sull’opportunità di farglieli, bensì su come porgerglieli.

Anno nuovo, opposizione vecchia

È meglio un bel «anno nuovo, opposizione nuova» o, invece, «anno nuovo, opposizione vecchia»? Un dubbio davvero amletico. È chiaro a tutti – campo(santo) compreso – infatti, che se l’opposizione dovesse continuare sulla stessa strada percorsa finora, continuando a raccontare bugie, distribuire accuse e a non azzeccarne una, allearsi con i violenti, proPal (pensate ai 7 milioni raccolti per solidarietà con il popolo palestinese e finiti ai terroristi di Hamas e investiti nel mattone e in armi), comitati alternativi, pseudo studenteschi o autonomi (ma da chi?) e con l’ennesima manifestazione di Askatasuna che, in continuità con il 2025, si è trasformata in scontri, lanci di oggetti, aggressioni agli agenti, 4 dei quali sono stati feriti, ma anche stavolta la sinistra ha taciuto…

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Di più: senza programmi, progetti e con proposte vuote, a perdere sul piano della concretezza per il Paese, la strada da percorrere per il centrodestra verso quel traguardo si trasformerebbe in una lunga (e neanche tanto) discesa verso la vittoria. Almeno sulla scorta di quanto – ad oltre tre anni dal giuramento (cosa mai successa prima in Italia) – dicono i sondaggi, che ancora continuano a crescere, checché ne dicano «lorsinistri».

I «no» a tutto e il referendum che spaventa

E senza parlare dei «no» a tutto: al ponte sullo Stretto; alla riforma della giustizia e alla separazione delle carriere fra magistrati, che il Paese aspetta da «secoli»; quella della Corte dei conti, delle quali anche loro erano convinti, ma ora si oppongono, a dispetto della determinazione del centrodestra che le sta portando a compimento, anche se per il via libera all’entrata in vigore, per qualcuna – giustizia e magistrati – bisogna aspettare il referendum popolare previsto in primavera. Una consultazione che, stando al quotidiano economico «ItaliaOggi», però, sembrerebbe scontata perché il «sì» avrebbe 10 punti di vantaggio. Ma ci sono, ancora, tantissimi indecisi.

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Eppure, un’opposizione che – anziché continuare a mentire, diffondere odio, navigare nel passato senza mai guardare verso il futuro, oltre a dire sempre «no» – pronunciasse anche qualche «sì», cominciasse a fare qualche proposta progettuale e a collaborare allo sviluppo del Paese, potrebbe quantomeno rendere più difficoltosa la strada del governo. Che, da parte sua, per sventare eventuali insidie sarebbe costretto a migliorare se stesso, la propria azione e, quindi, i suoi risultati.

E poiché a me – come a tutti gli italiani, ritengo – piacerebbe che l’Italia continuasse a crescere, mi augurerei che il nuovo anno ci portasse un’opposizione nuova e, soprattutto, migliore. Ma se è vero, com’è vero, che il governo è riuscito ad approvare la sua quarta finanziaria consecutiva entro la scadenza prevista, il 31 dicembre – cosa mai riuscita a nessun altro esecutivo – è altrettanto vero che l’opposizione sembra non avere alcuna intenzione di smettere di rosicare. Anzi!

Conti chiusi, Pnrr incassato e misure fiscali

L’esecutivo Meloni e il ministro Giorgetti hanno chiuso i conti in tempo utile, trovando altri 3 miliardi e portando le disponibilità finanziarie complessive a 22 miliardi, e nello stesso tempo ottenendo l’ottava rata del Pnrr (12,8 miliardi). Hanno previsto il taglio dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 50 mila euro; hanno escluso dal calcolo dell’Isee la prima casa; hanno definito una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali e bonus per l’acquisto di libri per le scuole superiori.

In più, dopo aver chiuso tutti i contratti pubblici bloccati da anni, prevedendo aumenti per stipendi e salari per i dipendenti, hanno previsto la detassazione di tutti gli aumenti contrattuali. Risultato: meno trattenute e tasse e, di conseguenza, più soldi nelle buste paga di lavoratori e famiglie. Ma i rosicatori del campo(santo), che forse – come hanno dimostrato quando erano al governo – non hanno troppa dimestichezza con i numeri, non se ne sono resi conto e vi hanno letto soltanto «austerità, tasse e tagli a sanità, scuole e soldi alle armi». Ma la smentita a tali affermazioni è arrivata da Bankitalia, Inps e Bce, per i quali «gli interventi del governo sui salari bassi hanno ampiamente compensato l’inflazione, proteggendo il potere d’acquisto della moneta».

Due piccioni con una fava

Se tanto mi dà tanto, pensare che un’opposizione simile possa migliorarsi è come credere che gli asini volino. Peggio per loro! E, per chiudere, la solita lezioncina storico-retorica di fine anno del Capo dello Stato Mattarella che, forse, pensa agli italiani soltanto come studentelli di terza media. E anche quest’anno ha preso «due piccioni con una fava». Ha accontentato tutto lo scacchiere politico senza scontentare nessuno. Tranne gli italiani!

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