Ucraina, Trump ottimista :«Molto vicini ad un accordo». Zelensky accetta il piano

Continuano le trattative tra Stati Uniti e Russia

Gli Stati Uniti soffiano il vento dell’ottimismo sui colloqui per la pace in Ucraina: «Siamo molto vicini ad un accordo, stiamo facendo progressi», ha proclamato Donald Trump alla Casa Bianca, mentre Volodymyr Zelensky ha annunciato ai Volenterosi di essere «pronto ad andare avanti» con il piano di pace, ormai emendato dai punti più irricevibili per Kiev. Ma è un vento che sembra soffiare solo da ovest.

Perché la Russia preferisce non commentare le indiscrezioni, quando una sua delegazione è ancora impegnata in colloqui ad Abu Dhabi con un team statunitense guidato dal segretario dell’esercito americano Dan Driscoll. E tramite il suo ministro degli Esteri Serghei Lavrov, insiste nel voler congelare le posizioni su quanto espresso nel lontano vertice di Anchorage, mentre continua a bombardare tutta l’Ucraina.

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Le trattative

Secondo il tenente colonnello dell’esercito statunitense Jeff Tolbert, portavoce di Driscoll, gli incontri russo-americani negli Emirati «stanno procedendo bene, restiamo ottimisti». Ma nessun dettaglio è emerso sull’esatta natura dei negoziati, così come sui componenti della delegazione di Mosca che secondo Lavrov, è «abituata a lavorare in modo professionale», vale a dire «senza divulgare né permettere fughe di notizie prima di raggiungere un accordo definitivo».

Una frecciatina alle controparti occidentali che negli ultimi giorni hanno visto un susseguirsi di voci, indiscrezioni e bozze passate ai media sull’ultima accelerazione dei negoziati per la pace, impressa dopo l’annuncio a sorpresa del piano di pace ‘made in Usa’ in 28 punti, ridotti poi a 19 a seguito dei colloqui di Ginevra tra Washington e Kiev.

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E tra le ultime indiscrezioni, sembra che ad Abu Dhabi sia giunto anche il capo dell’intelligence militare dell’Ucraina Kyrylo Budanov ad incontrare Driscoll. Tra gli uomini più odiati da Mosca per le sue operazioni di sabotaggio e attentati in Russia, Budanov è infatti tra le figure autorizzate da Zelensky a partecipare al processo di negoziazione per raggiungere la pace. Anche secondo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, le trattative per la pace «stanno andando bene». Tuttavia, restano alcuni dettagli delicati – ma «non insormontabili» – che devono essere risolti e richiederanno ulteriori colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti.

Zelensky pronto a incontrare Trump

In questo senso, il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Andriy Yermak ha spiegato che Zelensky è pronto a incontrare Trump il prima possibile. «L’Ucraina, dopo Ginevra, sostiene l’essenza del quadro» per la pace. Ma «alcune delle questioni più delicate restano punti di discussione tra i presidenti», ha quindi sottolineato un funzionario ucraino a Reuters.

Sembra quasi che la situazione si sia ribaltata: dopo il gelo iniziale su una proposta che più che di pace sapeva di resa, ora è Kiev a voler accelerare sull’intesa, spingendo per un colloquio con il tycoon entro novembre: entro quel ponte del Thanksgiving che inizialmente rappresentava l’ultimatum di Trump. Al contrario, gli americani sembrano invece voler prendere tempo, forse nel timore di veder spegnersi l’ennesimo slancio nel percorso diplomatico che, dopo il vertice Trump-Putin di agosto, ha visto un susseguirsi alti e bassi.

La posizione di Mosca e i «Volenterosi»

Nonostante l’ottimismo, gli sforzi di pace per l’Ucraina rischiano infatti di infrangersi contro le posizioni inamovibili di Mosca: secondo Lavrov, il piano modificato deve in ogni caso riflettere «lo spirito e la lettera» dell’intesa raggiunta tra Putin e Trump ad Anchorage. Altrimenti, «la situazione (per la Russia) sarebbe fondamentalmente diversa». E anche in Europa non si canta vittoria: per il premier britannico Keir Starmer «c’è ancora molta strada da fare, e il cammino da percorrere è difficile», mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito la necessità di «una pace che non sia una capitolazione per l’Ucraina».

Nel frattempo, nella riunione dei Volenterosi co-presieduta dai due leader è emersa ancora una volta la necessità di una forza militare «di rassicurazione» – così definita da Zelensky – a garanzia della pace. Alla videocall si è aggiunto anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che agli alleati ha sottolineato come le garanzie di sicurezza «siano una componente fondamentale» di qualsiasi accordo di pace.

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