Caso Garofani: quando si tenta di screditare Meloni ma si finisce per accreditarla

La «chiacchierata da bar» è stata un boomerang

Guardiamo il caso Francesco Saverio Garofani, il famoso «piano anti-Meloni», da una visuale più cruda, più diretta, meno ipocrita. Perché qui non si tratta solo di una gaffe o di un fuori onda: si tratta di un consigliere del Presidente della Repubblica che si lascia andare a considerazioni politiche che non dovrebbe nemmeno sfiorare. E allora la domanda sorge spontanea: ma quanto deve essere temuta Giorgia Meloni se un ex deputato del PD, oggi dentro le stanze più delicate del Quirinale, arriva ad agitarsi all’idea che possa un giorno puntare alla Presidenza della Repubblica?

Perché, diciamola tutta, se un funzionario che dovrebbe essere neutrale a livello costituzionale mostra così apertamente la propria ansia politica, vuol dire solo una cosa: Meloni sta crescendo politicamente molto più di quanto i suoi avversari vorrebbero ammettere. Ed è proprio qui che scatta la parte davvero imbarazzante della vicenda: un consigliere del Colle, di quel Colle che dovrebbe essere il tempio dell’imparzialità, si comporta come un militante di partito.

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Ma se uno che ricopre un ruolo simile si agita così tanto per la possibile scalata di Meloni al Colle, allora il messaggio è chiaro: la temono. E la temono sul serio. Temono che, con il consenso che cresce e con una leadership che ormai non è più un incidente della storia, Giorgia Meloni possa puntare al ruolo più alto e più influente della Repubblica. Temono che il quadro politico italiano non torni più allo schema comodo e prevedibile degli ultimi decenni. Temono che il potere non sia più saldamente nelle mani dei soliti circuiti istituzionali, che sono sempre stati abituati a decidere tutto nelle retrovie.

E così Garofani cade nel paradosso più clamoroso: nel tentativo di colpire Meloni, finisce per accreditarla. Perché se hai bisogno di «piani» contro qualcuno, quella persona non la stai certo sottovalutando. Anzi: stai ammettendo che è abbastanza forte da farti paura.

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E allora la vera domanda diventa un’altra: se un consigliere del Presidente della Repubblica sente il bisogno di esporsi politicamente contro una leader di governo, chi è davvero a essere fuori posto? Forse non è Meloni a essere «troppo ambiziosa». Forse è Garofani a non essere all’altezza del ruolo imparziale che dovrebbe ricoprire.

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