L’Italia conferma il «sostegno» all’Ucraina: «Da Mosca no segnali di distensione»

Dodicesimo pacchetto di aiuti militari

L’Italia conferma il «pieno sostegno» all’Ucraina, tradotto anche nel dodicesimo pacchetto di aiuti militari (in arrivo) e nella «partecipazione alle iniziative di Ue e Nato», nonché nel lavoro «per la futura ricostruzione del Paese». C’è un segnale significativo nei confronti di Kiev nella nota conclusiva del Consiglio supremo di difesa, che arriva anche dopo i dubbi sollevati dalla Lega di Matteo Salvini sui casi di corruzione nel governo di Volodymyr Zelensky.

Per il capo dello Stato e il governo è la necessaria conseguenza alla presa d’atto che Mosca «non mostra segnali di distensione» e che anzi utilizza i droni violando lo spazio aereo Nato e Ue, e con minacce ibride mette a rischio i «processi democratici» e impone di mantenere «alta la vigilanza» sulla tutela delle infrastrutture critiche contro gli attacchi cyber. Uno scenario di fronte al quale la riunione sottolinea che l’Alleanza Atlantica ha confermato la sua «prontezza», ma che pone la necessità di uno scudo europeo nonché la «definizione di progetti d’innovazione come quelli contenuti nel Libro bianco per la difesa 2030».

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La durata della riunione al Quirinale, tre ore, conferma la delicatezza dei dossier sul tavolo convocato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la premier Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani (Esteri), Matteo Piantedosi (Interno), Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Mimit) e, tra gli altri, il sottosegretario Alfredo Mantovano e il capo di Stato maggiore della difesa Luciano Portolano. Accanto ai faldoni le custodie per schermare i cellulari, durante una discussione che ha toccato tutte le crisi geopolitiche. A cominciare da quella in Ucraina.

L’accanimento della Russia

La nota finale conferma la postura e le preoccupazioni di Roma per «l’accanimento della Russia», nelle ore in cui Bruxelles invita a uno sforzo finanziario supplementare per Kiev, a cui dalla Lega reagiscono con ironia. «Ricapitolando: la Ue con i nostri soldi paga il governo di Zelensky che trattiene qualcosina per le spesucce nei bagni e poi li rigira ai francesi comprandogli cento caccia? – il tweet di Claudio Borghi che allude ai casi di corruzione nel governo di Kiev – Ma davvero ci va bene questa storia?».

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La crisi mediorientale

Netta è anche la direttrice che esce dalla riunione sulla crisi mediorientale, a poche ore dal voto del Consiglio di sicurezza Onu sulla risoluzione sul piano Trump. «Una pace duratura», ribadisce il Consiglio, è possibile solo attraverso il riconoscimento e la realizzazione della soluzione ‘due popoli due Stati’». Il Csd conferma che l’Italia «è presente nell’assistenza umanitaria nella Striscia di Gaza e farà la sua parte anche per l’addestramento delle forze di Polizia palestinesi, e nella partecipazione alle iniziative dell’Unione europea e della comunità internazionale».

Come confermato da Mattarella e Meloni nei giorni scorsi ad Abu Mazen, l’Anp resta un «interlocutore fondamentale», e l’orizzonte deve essere il piano di pace di Sharm el-Sheikh, con un «approccio regionale e multilaterale, capace di bilanciamento tra poteri locali e impegno internazionale», garantendo «necessariamente» il disarmo di Hamas. E comunque, sottolinea la nota del Quirinale, «i sentimenti suscitati dagli avvenimenti a Gaza non possono confluire in quello ignobile dell’antisemitismo».

Libano e Mediterraneo

Non manca una panoramica allarmata sul Libano, con la denuncia del «ripetersi di inaccettabili attacchi da parte israeliana al contingente di Unifil, attualmente a guida italiana», accompagnata da un messaggio di «vicinanza e gratitudine» ai connazionali militari impegnati in Italia e all’estero. E se il mandato di quella missione Onu si chiuderà a fine 2026, per l’Italia «resta ineludibile garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi».

Altro fronte che desta preoccupazione è il Mediterraneo, dove le «presenze ostili» devono meritare «attenta considerazione anche da parte della Nato». Fra gli altri dossier esaminati, le tensioni nei Balcani, dove l’Italia è «impegnata per la stabilizzazione». Ma anche le situazioni «critiche» in Libia e nel Sahel, nonché la guerra civile in Sudan, il cui perdurare desta «forte allarme».

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