Centrosinistra ko: il «campo largo» colleziona sconfitte e alimenta i dubbi

Poche vittorie e molte delusioni: crescono gli scontenti

La sconfitta in Calabria è stata «dura». Ed è la seconda di fila, dopo quella di lunedì scorso nelle Marche. Il centrosinistra si lecca le ferite, in attesa di tirare il fiato col voto della prossima settimana in Toscana, atteso come prima vittoria della tornata. Ma i dati mettono in discussione la strategia del cosiddetto “campo largo”: da quando esiste l’alleanza tra Pd e M5S, le vittorie sono poche e le sconfitte, al contrario, continuano ad accumularsi. C’è chi ormai pensa che questo patto stia portando solo disastri.

Calabria, un’altra débâcle che pesa

In Calabria, il candidato di centrodestra Roberto Occhiuto ha superato di una ventina di punti quello di centrosinistra, Pasquale Tridico, esponente del M5S. Dopo le prime proiezioni, Tridico ha telefonato all’avversario, riconoscendo la sconfitta: «È stata una battaglia vera, intensa – ha commentato – Sapevamo che sarebbe stata difficile. Il campo progressista ha dato una risposta vera. Da parte mia, c’è grande delusione, ma mi conforta il sostegno di tanti».

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Fra gli sparuti commenti del centrosinistra, il primo ad arrivare è stato quello del presidente M5S, Giuseppe Conte: «Dobbiamo solo dire grazie a Tridico. Per amore della propria terra di origine ha generosamente accettato di candidarsi, in condizioni di emergenza, a una campagna elettorale che si è preannunciata sin dall’inizio molto in salita». Anche fra gli alleati, il lavoro e la figura di Tridico non sono in discussione: che sarebbe stata una partita difficilissima era noto, e per metterci la faccia serviva coraggio.

Schlein e Taruffi insistono sull’unità, ma i risultati non arrivano

Per il Pd, l’analisi a caldo l’ha fatta il deputato Nico Stumpo: «E’ il dato di una sconfitta, ma anche nelle sconfitte così dure è obbligatorio lavorare per venirne fuori». Per il resto, la convinzione non cambia. La segretaria Elly Schlein non ha commentato e ha lasciato l’analisi al suo braccio destro, Igor Taruffi, responsabile organizzazione del partito: «I conti di questo turno elettorale andranno fatti alla fine» della tornata delle regionali. «Solo dopo il 23 novembre potremo fare una valutazione politica ed un bilancio più compiuto».

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E poi, la fiducia nel progetto: «Per noi rimane comunque fermo l’impegno nel consolidare l’alleanza di centrosinistra, certi che nei prossimi appuntamenti le vittorie arriveranno. L’unità del centrosinistra è e rimane una condizione indispensabile per vincere e governare». Un messaggio che però appare stanco: da tempo si ripete che «l’unità è indispensabile», ma i fatti mostrano un centrosinistra incapace di imporsi. Le regionali dovevano essere un banco di prova in vista delle politiche del 2027, ma finora il “campo largo” sta consegnando più delusioni che speranze.

Dubbi crescenti e richieste di cambio di passo

Anche la stessa Schlein, nei giorni scorsi, ha detto: «L’unità non è una condizione sufficiente per la vittoria, ma è il presupposto indispensabile». Un concetto ripetuto in giornata dai leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ma in chiave critica: «La sconfitta in Calabria deve portare a una riflessione, l’unità non è in discussione», ma serve «un cambio di passo, che non può più essere rinviato». Non è un caso, hanno fatto notare alcuni riformisti, che nel giorno del voto in Calabria Schlein abbia convocato la segreteria per parlare di temi economici: segno che il partito prova a spostare l’attenzione, mentre le urne continuano a dare esiti negativi.

I numeri non bastano a mascherare il problema

«Per quanto riguarda il risultato delle due liste del Pd – ha commentato Taruffi – è intorno al 20%, in crescita rispetto alle ultime regionali. Il centrosinistra è passato dal 27% delle ultime regionali al 41%». Ma il confronto è complicato: nel 2021 a contendere i voti di centrosinistra c’era anche il candidato governatore Luigi De Magistris.

I risultati danno il M5S al 6,3%, in linea con le regionali 2021, mentre Avs viaggia attorno al 3,85%. Numeri che non ribaltano la sconfitta e non danno la sensazione di un progetto vincente. Al contrario, per molti osservatori il matrimonio Pd-M5S, nato per contrastare il centrodestra, rischia di indebolire ulteriormente il centrosinistra e consegnare nuove vittorie al fronte avversario.

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