Ragazzino suicida, la scuola si difende: nessuna comunicazione

I familiari di Paolo: 15 segnalazioni per episodi di bullismo

Prima la telefonata del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, al papà del ragazzo di 14 anni che si è tolto la vita nei giorni scorsi nella sua casa nel Comune dei Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, poi la notizia che le ispezioni nelle due scuole frequentate da Paolo sono partite.

Alle medie e alle superiori, quest’ultime dove il ragazzino avrebbe dovuto frequentare il secondo anno nella sede distaccata dell’Istituto tecnico Antonio Pacinotti di Fondi che però respinge l’accusa di non essere intervenuta dopo gli episodi di bullismo. Nessuna segnalazione da parte dei genitori, nessuna criticità rilevata dalla psicologa dello sportello di ascolto e al funerale la presenza «dell’intera classe e tutta la scuola», dove tutti, tra docenti e ragazzi, «sono sconvolti». È, infatti, il racconto della dirigente scolastica, Gina Antonetti, secondo cui quanto detto dalla famiglia è «motivo di dispiacere, ma è anche profondamente ingiusto».

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«Con una legge abbiamo previsto l’obbligo dei dirigenti scolastici, nel caso di atti di bullismo, di chiamare i genitori dei ragazzi coinvolti come autori dei fatti e di attivare le attività educative necessarie. Nei casi più gravi di reiterazione è prevista anche la denuncia alle autorità preposte», ha ricordato Valditara che nella telefonata ai genitori ha espresso loro «solidarietà e vicinanza». Il ministro ha fatto anche sapere che ora sarà verificato se la legge sia stata rispettata.

La difesa della scuola

Dal canto suo, la preside ha però spiegato che Paolo «si recava sempre allo sportello di ascolto attivo nella nostra scuola, ma la psicologa non ha mai rilevato situazioni tali da far scattare un protocollo di emergenza». Così come alla scuola non era mai «pervenuta alcun tipo di denuncia» da parte della famiglia, né «hanno mai chiesto un colloquio con me». Per Antonetti, «illazioni su docenti indifferenti o addirittura conniventi non trovano corrispondenza da nessuna parte. La sua era una classe caotica in cui sono emerse difficoltà, ma non tali da far presupporre atteggiamenti di bullismo».

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L’indagine della Procura

Ad accendere un faro sulla storia di Paolo non è però soltanto il ministero, non è soltanto la famiglia: nelle stesse ore gli atti sulla morte del ragazzo sono stati trasmessi alla Procura dei minori. Il sospetto è che sia stato in qualche modo, con azioni e atteggiamenti, spinto al suicidio e verifiche sono, quindi, in corso anche sui compagni. Per quanto riguarda ancora la scuola, i carabinieri stanno anche accertando quale sia stato l’atteggiamento dell’istituto, se le segnalazioni fatte dalla famiglia siano state protocollate, se sia stato attivato l’iter contro i fenomeni di bullismo e chiesto un supporto psicologico e dei servizi sociali.

Il magistrato, inoltre, sta verificando cosa sia avvenuto alla denuncia presentata ai carabinieri e alle quindici segnalazioni per episodi di bullismo che i familiari di Paolo hanno riferito di avere presentato. Al vaglio anche i dispositivi del ragazzo, dal computer allo smartphone, per ricostruire cosa abbia visitato e letto nei giorni e soprattutto nelle ore precedenti alla morte. E se abbia ricevuto messaggi dal sentore di bullismo.

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