Le minacce dei detenuti: «Delmastro deve saltare in aria»

L’intercettazione: con il governo di sinistra eravamo tutti aperti

Le gravi minacce rivolte al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, contenute in alcune intercettazioni effettuate all’interno del carcere di Sulmona, rappresentano un inquietante segnale che tuttavia conferma l’efficacia della linea intrapresa dal Governo nella gestione del sistema penitenziario e nella lotta alla criminalità organizzata.

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Secondo quanto riportato da organi di stampa, due detenuti affiliati alla camorra avrebbero espresso propositi violenti nei confronti del sottosegretario, arrivando a evocare l’idea che «Delmastro deve saltare in aria». Un linguaggio eversivo che, lungi dall’indebolire l’azione delle istituzioni, ne rafforza la legittimità e dimostra che le recenti scelte in materia di sicurezza e regime carcerario stanno toccando nodi sensibili per le organizzazioni criminali.

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Andrea Delmastro ha reagito con fermezza, affermando: «Le minacce dei mafiosi dal carcere di Sulmona confermano che stiamo colpendo nel segno. Se ci attaccano, significa che la strada che abbiamo scelto è quella giusta. Lo Stato non tratta con chi ha fatto della violenza e dell’illegalità il proprio metodo di vita. Non ci fermeranno. Non ci lasceremo intimidire». Parole chiare, che rimarcano una visione istituzionale fondata sulla legalità e sull’autorità dello Stato, ma che esprimono anche un senso di responsabilità politica che va oltre il ruolo tecnico.

La solidarietà nei confronti del sottosegretario è arrivata immediata da tutte le componenti della maggioranza, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso vicinanza e pieno sostegno al suo operato: «Conosco bene Andrea e so che non si farà certo intimidire, ma andrà avanti con la determinazione di sempre. Lo Stato non si piega. E questo Governo non arretra di un passo nella battaglia contro la criminalità organizzata».

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Il confronto con il passato

Anche esponenti parlamentari di Fratelli d’Italia hanno espresso parole di supporto, sottolineando come queste minacce confermino l’esistenza di una discontinuità politica rispetto al passato. «Quando c’era il governo di sinistra eravamo tutti aperti e facevamo quello che volevamo», si legge in una delle frasi intercettate dai detenuti. Un’affermazione che non può essere ignorata e che segna, senza ambiguità, quanto alcune pratiche gestionali del passato siano oggi messe in discussione da un approccio più rigoroso, orientato a ristabilire ordine e autorevolezza.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha parlato di «un cambio di passo» reso possibile dalle politiche del Governo Meloni, mentre il senatore Raoul Russo ha evidenziato come l’azione del sottosegretario Delmastro stia producendo risultati concreti, riportando centralità al principio della certezza della pena e alla funzione rieducativa del carcere all’interno di un sistema che non può essere debole con chi ha scelto di vivere nell’illegalità.

La questione è dunque più ampia di un singolo episodio. Si tratta di un confronto tra due visioni della giustizia e dello Stato. Da una parte, quella che in passato ha spesso privilegiato l’approccio indulgente o compromissorio; dall’altra, quella che oggi punta a riaffermare l’autorevolezza delle istituzioni, anche e soprattutto nei contesti più difficili.

L’impegno preso dal Governo – e in particolare del sottosegretario Delmastro – è quello di non arretrare, di non accettare alcuna zona grigia, di non cedere al ricatto di chi tenta di piegare le regole con la minaccia e l’intimidazione. Le parole minacciose di alcuni detenuti, oggi documentate, dimostrano paradossalmente che lo Stato sta riprendendo terreno, lo stesso terreno perduto – volontariamente o no – da chi ha preceduto questo esecutivo.

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