Operaio ucciso in agguato, il pg: «Fu un omicidio di camorra»

Chiesta la riduzione di pena da 26 a 18 anni e la matrice mafiosa

Uno sconto di pena, da 26 a 18 anni, con il riconoscimento della matrice camorristica dell’omicidio e con le attenuanti previste per i collaboratori di giustizia: è la condanna che il sostituto procuratore generale di Napoli ha chiesto ai giudici della Corte di Assise di Appello partenopea per Antonio Pipolo, reo confesso dell’omicidio di Carlo Esposito, legato alla camorra del rione Ponticelli di Napoli e, soprattutto di Antimo Imperatore, un operaio nel 2022 che si era trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Imperatore era a casa del vero obiettivo dell’agguato per installare una zanzariera: venne raggiunto alle spalle dai colpi di pistola esplosi da Pipolo il quale, pochi istanti prima, aveva ucciso Esposito sparandogli alle spalle mentre cercava di scappare. L’agguato mortale scattò il 20 luglio 2022, nel rione Fiat del quartiere Ponticelli di Napoli.

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In primo grado la Corte di Assise non ritenne sussistente l’aggravante mafiosa dell’omicidio contestata dal pm e Pipolo venne condannato a 26 anni di carcere il 20 marzo 2024. «Finalmente – dicono gli avvocati Alessandro Motta e Concetta Chiricone – potremmo vedere riconosciuta la qualifica di vittima innocente della camorra per Antimo che con la criminalità organizzata non aveva nulla a che fare».

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