Buon compleanno Enzo Avitabile: 70 anni di devozione verso un disegno di fede e di musica

Ha rivoluzionato la musica napoletana con contaminazioni globali

Nascere per vivere, spesso per sopravvivere, attraversando le incombenze che la vita pone nel percorso di ogni individuo, ma il tempo ci induce a rialzarci sempre. Ce lo sottoscrive Enzo Avitabile con il brano «A speranza», colonna sonora del film «Il vizio della speranza» di Edoardo De Angelis, vincitore dei Ciak d’Oro 2019 per «Migliore Colonna Sonora» e «Migliore Canzone Originale» e del Nastro d’Argento 2019 come «Migliore Canzone».

Una sacra devozione che non dobbiamo dimenticare, un passaggio terreno costruito tra la nascita e la morte, tra gioie e dolori che incalzano le ossa a sostenere pesi: alcuni restano legati alla pelle, altri vanno lasciati andare. Attraverso una penna illuminante che oggi compie 70 anni, vogliamo tener fede al senso che la vita vuole offrirci su questa terra, consapevoli che il tempo non aspetta tempo e che il nostro debito è lasciare che le ore passino senza dare loro la valenza che i minuti provano a scandire nella nostra vita.

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Tracce di Enzo Avitabile

Enzo Avitabile è uno dei musicisti più importanti e innovativi della scena musicale italiana, nato il 1° marzo 1955 a Napoli. Cresciuto in una famiglia con forti radici culturali, Avitabile sviluppa fin da giovane una grande passione per la musica, che lo porta a diventare uno dei principali esponenti della musica napoletana contemporanea.

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Un viaggio iniziato a Marianella, quartiere napoletano, in una famiglia umile, dove i sacrifici erano proiettati nella realizzazione dei figli. Sin da giovane, la pulsazione della musica è stata elemento prevalente nella vita di Avitabile, tanto da portarlo a diplomarsi in flauto al Conservatorio di San Pietro a Majella.

Dalla musica afroamericana al ritorno alle radici

Dai fonemi dei jukebox alla musica afroamericana, per poi cantare in italiano e, dopo poco, tornare a interpretare i suoi brani nella sua lingua natia. Quei jukebox trasmettevano brani «del mondo», artisti di fama mondiale con i quali Enzo Avitabile ha collaborato negli anni futuri. Galeotto fu l’incontro con James Brown, grazie al quale comprese di dover tornare ai suoi punti di riferimento: la lingua dialettale, la scala napoletana di origine greca, la tammurriata, i bottari. Da lì, ha tracciato il proprio percorso musicale, attraversando tutto ciò che i suoni del mondo potessero offrirgli, creando una valigia di studio e introspezione dell’anima, con strumenti dai suoni vibranti, lontani per nazionalità, ma non per sinergia artistica.

Un artista senza confini

Diventare un genere è sempre stato un mantra di Enzo Avitabile, un cammino senza pretesa ma con conoscenza. «Sentendo e partendo dalle proprie miserie», riscrivendo ogni giorno la propria storia, una devozione definita musica per etichetta, ma non per espressione. Questo è il pensiero dell’artista che oggi celebriamo. Dal ventre del Vesuvio, attraversando tutti i bacini, la sua evoluzione verso nuovi input lascia un senso di «inquietudine» per la voglia di voler approfondire ogni sound, di esplorare per riconoscere in gesti, parole e suoni l’elemento primitivo della musica.

La napoletanità come orgoglio e missione

La sua napoletanità è un vanto per l’artista, un collegamento storico-sociale dalle mille sfaccettature. Numerose collaborazioni sono nate dai suoi sogni, concretizzati anche grazie al manager Andrea Aragosa e a tanti altri artisti che hanno reso possibili gli incontri che, passo dopo passo, hanno costruito il suo percorso musicale. Tali sono le collaborazioni che quasi si fa prima a citare quei pochi che non hanno incontrato l’animo viscerale e istruito di Avitabile. Cercare risposte è un altro «rito» di un uomo in cammino, attraversato da mille religiosità vissute, per poi tornare a essere cristiano, cercando quella comprensione sottile al di sopra di noi, ma che vive dentro di noi. Uomo del popolo, devoto confidente del Signore, interprete assoluto della musica universale, quella che difficilmente viene dimenticata.

Successi e collaborazioni con artisti internazionali

Nel corso degli anni, Avitabile ha continuato a produrre una serie di album di grande successo. La sua musica si distingue per la profondità emotiva e per l’attenzione ai temi sociali e politici. Spesso, nei suoi testi, Avitabile esplora le difficoltà e le contraddizioni della società contemporanea, in particolare quelle della sua città natale, Napoli, ma anche questioni più universali come la pace, la giustizia sociale e l’introspezione umana.

Alcuni dei grandi artisti italiani e internazionali con i quali ha condiviso palchi e collaborazioni sono Pino Daniele, James Brown, Tina Turner, Maceo Parker, Marcus Miller, Richie Havens, Randy Crawford, Afrika Bambaataa, Mory Kanté, Manu Dibango, Khaled, Franco Battiato, Francesco Guccini, David Crosby, Bob Geldof, Francesco De Gregori, Renato Zero, Giorgia, Mannarino, Caparezza, Paolo Fresu e Goran Bregović.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua carriera, che si distingue per la capacità di innovare senza perdere il legame con la tradizione. Ha scritto oltre 300 opere per quartetti, orchestre da camera e orchestre sinfoniche. È autore delle musiche per orchestra sinfonica e coro dell’opera «Il Vangelo» di Pippo Delbono e di molte altre composizioni.

Un cercatore di suoni, partenopeo, polistrumentista, maestro di conservatorio e universitario, un artista dalle mille etnie musicali: dal sacro al rock, dal pop all’afro, dalla tradizione al jazz.

Un simbolo per le nuove generazioni

Oggi, Avitabile continua a essere un punto di riferimento per molti giovani musicisti e un simbolo della musica napoletana nel mondo. La sua opera è un perfetto esempio di come la musica possa essere una forma di espressione universale, capace di unire diverse culture e di trasmettere emozioni profonde.

Poter parlare dell’inventiva di un artista va oltre le aspettative di un ordinario musicista, protetto da un ego che non sposa la cultura. È proprio attraverso questa consapevolezza che vogliamo provare a comporre una partitura prevalentemente umana.

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