Gianluca Cimminiello, dopo 14 anni riconosciuti benefici per vittime innocenti della camorra

Dichiarata l’illegittimità del decreto del Ministero che aveva rigettato la richiesta

A quasi quattordici anni dall’istanza presentata al Ministero dell’Interno per vedersi riconosciuti i benefici di legge in seguito all’uccisione del figlio, Nunzia Rizzo, madre di Gianluca Cimminiello, vittima innocente della camorra il 2 febbraio del 2010 a Secondigliano (Napoli), ha finalmente vinto la battaglia per ottenere un vitalizio così come riconosciuto dalla normativa a tutela delle vittime innocenti della criminalità organizzata.

A sbloccare la sua situazione è stata la sentenza della Corte Costituzionale, la 122 del 4 luglio scorso, che ha dichiarato incostituzionale la parte della normativa sul quarto grado di parentela (articolo 2-quinquies comma 1 lettera a del Decreto Legge 151 del 2008), che per anni, grazie anche ad un’interpretazione restrittiva del Ministero dell’Interno, ha precluso a decine di familiari di vittime innocenti della criminalità organizzata di vedersi riconosciuti i benefici economici di legge.

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Un automatismo «spezzato» dalla Corte Costituzionale, che ha spinto il giudice civile del tribunale di Napoli Marcello Amura ad accogliere qualche giorno fa la domanda della Rizzo e a pronunciare nel contempo l’illegittimità del decreto del Ministero che aveva rigettato la richiesta di benefici avanzata dalla madre di Cimminiello per la presunta non estraneità della donna ad ambienti delinquenziali dovuta alle parentele del marito, e ciò nonostante i giudici penali avessero condannato i killer di Gianluca riconoscendone la sua innocenza ed estraneità alla camorra.

La stessa Rizzo, nelle istanze e nel giudizio civile, assistita dall’avvocato Giovanni Zara, legale che da anni porta avanti una battaglia per il riconoscimento delle vittime innocenti, ha dimostrato che con i parenti del marito non aveva rapporti addirittura da metà degli anni ‘80; la separazione giudiziale tra i due – il marito è poi morto in Belgio dove si era intanto trasferito – risale al 1987. Ora il ministero dovrà rivalutare l’istanza della Rizzo e accogliere la sua richiesta.

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