Sicurezza, Rai, Consulta: tre nodi ancora da sciogliere per la maggioranza

Maggiori tutele per le forze dell’ordine: se ne parlerà a parte

Tensione in maggioranza sul ddl sicurezza: FdI, Lega, FI e governo si riuniscono a Palazzo Chigi per tracciare la rotta che porti ad accogliere i rilievi del Colle, limitando al minimo i tempi necessari alle modifiche e al via libera definitivo. Ma la necessità di una terza, inevitabile, lettura infastidisce la Lega che lancia il guanto di sfida al Senato: il ddl sicurezza va approvato così com’è in via prioritaria, se si ritiene che si debba «riaprire» il capitolo delle modifiche, sono pronte «ulteriori proposte per rafforzare il sostegno alle forze dell’ordine e per la sicurezza dei cittadini».

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Una posizione che rinfocola i timori che circolavano già da giorni nel partito di Giorgia Meloni: il possibile riaccendersi di scontri interni su un provvedimento bandiera. In mattinata a Palazzo Chigi si riuniscono il sottosegretario Alfredo Mantovano, i ministri Carlo Nordio (Giustizia), Matteo Piantedosi (Interni), Luca Ciriani (Rapporti con il Parlamento), il sottosegretario Nicola Molteni, i presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, Alberto Balboni e Giulia Bongiorno e il capogruppo di FI Maurizio Gasparri. Si decide di convocare al più presto una capigruppo per indicare una data fissa per portare subito il testo in Aula. Ma il nodo delle modifiche resta sul tavolo. Salvo colpi di scena, dovrebbe restare fuori la norma per le maggiori tutele delle forze dell’ordine – il cosiddetto ‘scudo’ che potrebbe finire eventualmente in un ddl a parte.

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Si avvicina, intanto, la nuova seduta comune del Parlamento convocata giovedì alle 11 per eleggere i quattro giudici costituzionali mancanti: anche se allo stato non si registrano accelerazioni decisive nell’intesa tra maggioranza e opposizione, i tessitori sono all’opera.

Vigilanza Rai e Consulta

Sia per cercare un punto di mediazione sul presidente della Rai in commissione Vigilanza, sia per arrivare – dopo 13 scrutini andati a vuoto – a nominare i nuovi componenti della Consulta.

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Le partite ufficialmente seguono binari differenti, ma – di certo – nelle interlocuzioni tra gli schieramenti entrambi i dossier sono all’ordine del giorno e i ragionamenti sui nomi possono accavallarsi. La riunione della vigilanza viene fissata periodicamente ma, allo stato, tutto lascia presupporre che si andrà verso un nuovo nulla di fatto in questi giorni.

Nell’opposizione c’è chi indica una via, strettissima, per uscire dallo stallo coinvolgendo anche la Consulta: la maggioranza dovrebbe cedere su Agnes e presentare all’opposizione una rosa di altri nomi per la presidenza Rai; parallelamente l’opposizione presenterebbe una rosa di scelte per il quarto nome (il tecnico) della Corte Costituzionale tra cui far scegliere gli alleati di governo.

Ma la strada è così impervia e le posizioni così divaricate nella commissione bicamerale da non convincere nemmeno tutto il centrosinistra: «Sono partite che hanno un peso troppo differente per incrociarsi – commenta a microfoni spenti un parlamentare – Per sbloccare l’impasse il centrodestra dovrebbe lasciar perdere Agnes. Ci crederemo quando lo vedrermo».

Il tempo scorre anche sulla Consulta e nei corridoi parlamentari circola il sospetto che con la pronuncia della Corte Costituzionale sui referendum alle spalle, la «fretta» di chiudere sui giudici sia venuta meno. Domani ci sarà il 14esimo scrutinio per eleggere i successori di Silvana Sciarra (decaduta da un anno), Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti (decaduti lo scorso 21 dicembre). Il nodo principale da sciogliere resterebbe il nome indicato da FI e, a cascata, il tecnico. Terrebbe invece, la prima parte dell’intesa che vedrebbe l’elezione di Francesco Saverio Marini, consigliere giuridico di Giorgia Meloni, e del costituzionalista Massimo Luciani per l’opposizione.

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