Caso Visibilia, la ministra Santanchè rinviata a giudizio

A processo altri 16 imputati

La ministra del Turismo Daniela Santanchè, con altre persone, è stata rinviata a giudizio dalla gup Anna Magelli per false comunicazioni sociali in merito al caso Visibilia, una delle società del gruppo da lei fondato e dal quale ha dismesso le cariche. Quello che si aprirà a Milano, il prossimo 20 marzo davanti alla seconda sezione penale, è il primo processo che la senatrice dovrà affrontare in qualità di imprenditrice.

Con la ministra Daniela Santanchè vanno a processo altri 16 imputati tra cui anche il compagno Dimitri Kunz, l’ex compagno Canio Giovanni Mazzaro, la sorella Fiorella Garnero la nipote Silvia Garnero e Antonino Schemoz, amministratore del gruppo dall’agosto 2019 dopo la ministra e poi liquidatore delle società. A giudizio è andata anche Visibilia srl in liquidazioone.

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La gup Anna Magelli ha, inoltre, dichiarato la prescrizione del reato di false comunicazioni sociali per Visibilia Editore in relazione alle tre annualità 2016-2018 e per Santanchè, Schemoz e un sindaco per il 2017 e il 2018. Hanno invece patteggiato l’ex consigliere Federico Celoria a 2 anni, pena sospesa, con 5 mila euro di confisca e Visibilia Editore, Visibilia Editrice, rispettivamente a 63.300 euro di sanzione e 15 mila euro di confisca e 30 mila di sanzione e 10 mila di confisca. La giudice ha letto le motivazioni contestuali e se il patteggiamento non viene impugnato entro 15 giorni in Cassazione, diventa definitivo. In questo modo potrebbe essere depositato al dibattimento dalla Procura o dalle parti civili come prova che rafforzerebbe l’ipotesi accusatoria.

La difesa: «Pronti a dimostrare l’estraneità alle accuse»

«È una decisione che ci lascia l’amaro in bocca, ma che un po’ ci aspettavamo, siamo pronti a dimostrare l’estraneità alle accuse nel dibattimento». Così l’avvocato Nicolò Pelanda, difensore di Daniela Santanchè, ha commentato il rinvio a giudizio della ministra del Turismo che si aspettava «un esito diverso».

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La ministra, ha spiegato l’avvocato Pelanda, «confidava in un esito diverso, ma è una decisione che, se è vero che ci lascia l’amaro in bocca, ci attendevamo». «E’ una decisione che ci aspettavamo, che comunque ci lascia dell’amaro in bocca – ha ribadito ancora il difensore – perché proprio nei giorni scorsi avevamo depositato al giudice gli esiti di un vecchio fascicolo che aveva sostanzialmente minato uno dei presupposti che oggi vengono portati dalla Procura a fondamento della necessità di svalutare la voce avviamento e imposte anticipate».

«Oggi – ha aggiunto il legale – si sostiene da parte dei pm che i piani industriali avrebbero contenuto previsioni eccessivamente ottimistiche e da qui la necessità di svalutare, ma nel vecchio procedimento la Guarda di Finanza di Milano e i pm sostenevano, invece, che i piani industriali avevano previsioni addirittura di natura conservativa e per questo avevano chiesto l’archiviazione». Da qui, «l’amaro in bocca», ha proseguito, «ma siamo convinti di dimostrare l’estraneità della Dottoressa Santanchè dalle ipotesi che vengono contestate e sarà il dibattimento che lo dimostrerà».

Il legale ha anche precisato, rispondendo ai cronisti, che la giudice ha accolto i patteggiamenti richiesti, ossia quello di Federico Celoria, ex consigliere di amministrazione, e di due delle tre società imputate, ovvero Visibilia Editore ed Editrice. La giudice, come chiarito dal difensore, ha dichiarato, poi, la «prescrizione con riferimento a tre annualità», tra il 2016 e il 2018, «sul capo di imputazione riferito a Visibilia Editore» e al contestuale patteggiamento della società, mentre «per le persone fisiche» con riferimento al capo di imputazione su Visibilia srl in liquidazione la prescrizione, che ha riguardato anche Santanchè, è stata dichiarata per gli anni 2016 e 2017.

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