Faida delle Vele, la strategia del fuoco di Cosimo Di Lauro

Panetterie, pizzerie e abitazioni di persone legate agli scissionisti date alle fiamme dagli uomini del clan di Cupa dell’Arco

Vendette, onte lavate col sangue e ‘purificate’ col fuoco. Era questa un’altra delle modalità ‘prescelte’ dal padrino Cosimo Di Lauro: mettere in ginocchio tutti coloro che avevano scelto di gravitare nell’orbita della falange scissionista, che avevano scelto di tradire il boss. E colpire gli esercizi commerciali era una delle modalità per dare una lezione agli amici dei nemici. E allora il fuoco lavò l’onta in alcuni esercizi di Secondigliano. Una panetteria ubicata proprio sul corso Secondigliano e di proprietà di un membro del gruppo ribelle, fu presa di mira dai mastini del boss.

«Accomodatevi fuori», intimarono in maniera anche garbata ai clienti che ancora affollavano il locale. Lasciarono che anche il gestore uscisse dal negozio e svuotarono alcune taniche di combustibile nell’esercizio commerciale. Della Panetteria del Corso restò ben poco. Stessa sorte toccò a una pizzeria, L’Orchidea, ubicata nel Rione Berlingieri, a poche decine di metri da Casavatore, una delle roccaforti degli scissionisti. Il braccio armato della camorra dette alle fiamme il negozio che, da allora non è stato più riaperto.

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Le abitazioni degli scissionisti

Ma non c’erano solo negozi nel mirino dei «piromani» al servizio del padrino. Furono, infatti, prese di mira anche le abitazioni degli scissionisti. Una in particolare, quella di Gennaro Marino, ex colonnello del clan Di Lauro per conto del quale gestiva la piazza dello spaccio delle Case Celesti, capo e fondatore del clan degli spagnoli che contrapponendosi alla cosca di Ciruzzo ’o milionario hanno scatenato la faida. I piromani al soldo dei rampolli del clan presero di mira il suo appartamento che si trova al civico numero 7 di piazza Zanardelli a Secondigliano.

Un appartamento costituito da tre bassi, protetto da ben due cancellate in ferro. I piromani erano armati di molotov o comunque di qualche rudimentale ordigno, il cui scoppio ha scatenato un incendio. Danni all’abitazione, che però era vuota. In concomitanza con l’incendio a casa Marino, un altro rogo impegnò non poco carabinieri e vigili del fuoco. A bruciare fu l’abitazione di Rosario Amato, parente di Raffaele Amato, al vertice degli spagnoli. Vigili e militari dell’Arma intervennero al civico 12 del vico Parrocchia angolo via Luigi di Nocera, a Scampia. Niente a che vedere con il raid contro la casa di Marino.

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