Napoli, la Caporetto del turismo: con l’over-bed, strutture ricettive semivuote

B&b in aumento e prenotazioni in calo: il flusso stagionale mette in crisi i gestori e fa lievitare gli affitti di lunga durata

Quasi otto strutture su dieci a Napoli sono rimaste vuote durante l’intero mese di novembre; un lieve miglioramento si è registrato a dicembre solo in occasione delle festività comandate. Grande sconforto tra i gestori, che hanno visto crollare giorno dopo giorno le aspettative di un potenziale recupero durante il periodo natalizio. Nonostante questo scenario, continuano ad annunciarsi presenze da record; qualcosa non torna.

Mentre all’esterno degli uffici SUAP si intensificano le resse tra coloro che sperano di ottenere il tanto agognato CIN (attualmente assegnato, pare, solo al 30% delle strutture), tra i presenti si assiste a uno scambio di considerazioni sui risultati deludenti di questi mesi. «A novembre ho fatto solo due notti, mentre a dicembre ho occupato solo a Capodanno», racconta Vincenzo, che ha una piccola struttura a ridosso dei Quartieri Spagnoli.

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«È tutto regolare – ci dice – ma se continua così levo tutto di mezzo; anche gennaio e febbraio sono completamente vuoti». A fargli eco una giovane ragazza, accomodata sulla sella del proprio scooter, che senza neanche alzare gli occhi dallo smartphone rosa fluo perfettamente abbinato al piumino che indossa, ribatte seccamente: «Io non ho fittato neanche per l’Immacolata! È fernuta ’a zznella!».

Il problema dell’over-bed: troppi posti letto in città

Intanto, mentre gli osservatori di settore sono intenti a raccogliere dati che faranno chiarezza sulla situazione solo tra qualche tempo, la realtà è ormai nota: il numero dei pernottamenti è calato, si lavora in modo stagionale per sette mesi l’anno. La colpa è soprattutto dell’over-bed, ovvero del sovrannumero di posti letto.

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Per contro, sono aumentate le presenze giornaliere, il cosiddetto “mordi e fuggi”: coppie, famiglie e comitive che vengono a godersi la città per il tempo strettamente necessario a una visita frugale e qualche peccato di gola. Si tratta per lo più di crocieristi o persone provenienti da province e regioni limitrofe. Stranieri in città, durante questo periodo, se ne contano pochissimi.

Crescita delle locazioni brevi e crisi per i residenti

Nonostante ciò, se i gestori piangono, i residenti non ridono. Il numero di strutture ricettive continua a crescere; se ne stanno aprendo di nuove, sempre più innovative, meglio organizzate e strutturate, con un numero maggiore di posti letto. Via Toledo, Santa Lucia, Decumani: basta alzare gli occhi per notare cantieri operativi, pronti a sfornare l’ennesimo dormitorio. Attualmente, in centro città se ne contano oltre 12mila, di cui 5mila avviate negli ultimi due anni.

Per la serie, gattopardescamente: «Perché tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Le recenti restrizioni hanno prodotto infatti un freno solo per quelle realtà totalmente prive di qualsivoglia requisito urbanistico o non più in grado di garantire rendimenti soddisfacenti; parliamo per lo più di piccole strutture di pochi metri quadri e massimo tre posti letto.

Di questa tipologia abitativa il mercato immobiliare si sta infoltendo, seppur con prezzi tutt’altro che popolari. Nell’ultimo anno il numero delle locazioni di questo tipo è aumentato del 400%; per un bilocale ristrutturato in centro storico si spendono ormai almeno mille euro al mese.

Stabili, invece, le quotazioni per gli immobili di taglio grande, richiesti principalmente per uso ricettivo. Mettere mano a questa situazione non è cosa da poco: agire in antitesi a due diritti sacrosanti e costituzionalmente garantiti, come l’abitare e la proprietà privata, è questione assai complessa; quasi un dilemma shakespeariano. Per la serie, cosa ne penserebbe Amleto?

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