Governo, la premier Meloni punta sul Sud: se ne occuperà in prima persona

Ha scelto di non assegnare la delega al nuovo ministro Foti

Un’ultima mossa a sorpresa, nella successione a Raffaele Fitto. Giorgia Meloni decide di tenere per sé la delega del Sud, prima in capo al super ministro, e affida a Tommaso Foti le altre competenze del neo vicepresidente della Commissione Ue – Pnrr, Coesione e Affari europei. Così la premier, fra l’altro, punta a mostrare quanto sia cruciale il Mezzogiorno, tanto da occuparsene direttamente. Un tema spesso al centro dei suoi ultimi interventi pubblici in cui ha sottolineato le potenzialità delle Regioni del Sud, la «locomotiva d’Italia del 2023».

Mentre blinda con Galeazzo Bignami il gruppo alla Camera, orfano del presidente traslocato al ministero, la premier guarda alle prossime scadenze, anche elettorali, visto che nel 2025, salvo sorprese, si voterà in Campania e pure in Puglia.

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Lo specchettamento

Qualche malumore dai territori, davanti all’ipotesi che a occuparsi del Sud fosse un ministro del Nord come l’emiliano Foti, deve essere arrivata fino a Palazzo Chigi. Tanto che, al momento di assegnare formalmente le deleghe, è arrivato quello spacchettamento che il giorno prima veniva negato (anche perché c’era stata una discreta moral suasion dello stesso Fitto per mantenere insieme l’intero portafoglio).

La premier «ha avviato da subito una ricognizione per rafforzare lo sviluppo del Mezzogiorno, dai programmi in atto e alle proposte ancora da implementare, in particolare su incentivi, infrastrutture e investimenti», fanno sapere da Palazzo Chigi al termine di un Consiglio dei ministri lampo che ha accolto con un applauso il nuovo arrivato.

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«Emozionato? Lasciatemi abituare» dice varcando il portone nella sua nuova veste, mentre nel corso del Cdm, raccontano, si sarebbe attirato qualche battuta, anche della stessa premier notoriamente scaramantica, con un accenno alle prossime elezioni politiche. Anche se Foti minimizza, «era già deciso», la mancata delega del Sud occupa anche le conversazioni tra i deputati meloniani, che si riuniscono a ora di pranzo per eleggere per acclamazione il nuovo presidente del gruppo.

Il capogruppo alla Camera

«Consigli da Foti? Me li dà da quando ero bambino…» si schernisce Bignami, anche lui emiliano. Generazione Atreju e un passaggio in Forza Italia – che viene ricordato nei capannelli in Transatlantico – Bignami ha fatto politica tra comune e consiglio regionale prima di approdare in Parlamento (è alla seconda legislatura) e diventare, dal 2022, viceministro a Infrastrutture e Trasporti. Una casella che potrebbe essere riassegnata più avanti, tenendo conto anche del cambio delle presidenze delle commissioni di metà legislatura.

Gli equilibri nel governo

Equilibri delicati, da discutere con gli alleati, anche se Antonio Tajani precisa subito che «essendo un viceministro di Fdi ci sarà un viceministro di Fdi». Il leader azzurro in mattinata è sotto i riflettori all’assemblea di Alis insieme all’altro vicepremier, Matteo Salvini. E i presenti notano che il leader della Lega lascia il palco senza aspettare che salga il suo collega. Tra i due nemmeno un saluto, dicono le cronache. Ma in meno di un’ora arriva una nota congiunta per arginare i retroscena e negare il gelo. Salvini e Tajani sono arrivati a Roma da Milano in aereo insieme. E «come sempre si sono salutati e parlati con cordialità», recita la nota.

Tra i due però emergono spesso le distanze, a partire dall’Autonomia: mentre il leader azzurro plaude alle motivazioni della Consulta laddove chiarisce che non si può affidare alle regioni il commercio estero, dalla Lega Roberto Calderoli già starebbe premendo per fare in fretta il minimo indispensabile di modifiche. La frenata sulla riforma è un cruccio per Salvini a ridosso del congresso in Lombardia del 15, seguito a inizio anno da quello nazionale. Un’ipotesi sarebbe quella di tenerlo in Veneto, dove già è accesa la concorrenza tra gli alleati per la scelta del candidato del dopo Zaia.

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