A Napoli c’è chi spara pallottole e chi chiacchiere

L’assenza di un’azione di prevenzione ed educazione è il vero fallimento delle istituzioni

Tre giovani morti, uccisi a colpi di pistola, nelle ultime settimane. Succede a Napoli, in pieno centro, in città, ma non solo. Gli esecutori materiali sono spesso minorenni. Cresce la paura per le famiglie dei giovanissimi e l’esigenza di agire sul territorio. C’è una vera e propria emergenza, emersa già un anno fa con la morte di Francesco Pio Maimone e Giogiò Cutolo che hanno dato il via a una particolare attenzione sul territorio anche da parte del governo. Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha lanciato la proposta di incrementare l’installazione di videocamere di sorveglianza nei luoghi della movida e aumentare le forze dell’ordine.

Il sindaco Gaetano Manfredi è d’accordo e ha sostenuto che l’emergenza sia legata a un «vissuto camorristico all’interno del quale i giovanissimi si esaltano perché trovano in quella via la loro realizzazione», lo ha definito «gangsterismo urbano», paragonandolo alle dinamiche delle bande dei latinos a Milano. Ha proseguito sostenendo sia giusto attuare una politica di controllo e repressione nelle ore sia diurne che notturne, ma non solo. Ha aggiunto anche che è necessario investire nella scuola, nell’educazione e nel lavoro, «senza il quale la gente delinque».

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Alcuna risposta pratica

Le dichiarazioni del sindaco però non trovano riscontro effettivo nella politica da lui promossa dall’inizio del suo mandato, da quando infatti c’è stato un evidente incremento di criminalità giovanile. All’interno dei suoi programmi e con l’assenza di un assessore alla cultura non c’è stata alcuna pratica proposta per il recupero dei giovani e il contrasto al disagio giovanile.

Dopo aver attuato un’attività di controllo meticoloso nei riguardi dei locali che promuovevano la cultura nelle aree del centro, disponendone la conseguente chiusura a causa di cavilli giuridici riguardanti la struttura degli esercizi commerciali e la disposizione della chiusura dei chioschi, non ci sono state alternative proposte dall’amministrazione o disposizioni di apertura di nuovi luoghi aggregativi, quali potenzialmente biblioteche o centri sportivi.

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Nell’ambito del progetto «Napoli Città della Musica» ideato e finanziato dal Comune non ci sono state proposte che potessero coinvolgere i giovani dei quartieri marginali. Sono stati promossi esclusivamente grandi eventi, accessibili a persone con medie disponibilità economiche, spesso di scarso interesse per le giovani generazioni. Non è stata attuata alcuna politica di contrasto alla musica, alle serie TV e ai social che promuovono come modello virtuoso e coraggioso il modello criminale.

Non è stato ideato un progetto educativo o d’interazione con i giovani che agisse direttamente sui territori, prevedendo il dialogo con i ragazzi potenzialmente coinvolti in attività illecite. L’assenza di un’azione di questo tipo, che sfocia in dinamiche violente e in un’emergenza senza precedenti, è il vero fallimento delle istituzioni.

La mancata prevenzione

Non la dietrologia riportata da Manfredi come un atteggiamento e un’impostazione di mentalità criminale, ma la mancata prevenzione da parte dell’amministrazione di cui lui è a capo.

Una delle iniziative promosse dal Comune due anni fa, a inizio mandato, per contrastare il disagio giovanile fu «La notte buona» dove l’amministrazione metteva a disposizione psicologi a titolo gratuito, consultabili il sabato sera all’interno delle chiese. Un paradosso, un’idea che entra completamente in contrasto con qualsiasi tipo di esigenza manifestata dai giovani della città, spesso incapaci di chiedere aiuto, che necessitano di essere recuperati venendo prelevati dal loro territorio, nei pressi quasi delle loro abitazioni, eppure così non è detto che siano disposti a salvarsi.

Oggi in piazza del Gesù una manifestazione per contrastare la violenza giovanile. Erano presenti tutti i rappresentanti delle istituzioni. Una funzionale passerella politica in cui il sindaco ha finalmente manifestato il desiderio di contrastare la violenza con l’educazione, ribadendo il suo pensiero riguardo una correlazione tra gli episodi di violenza e i legami camorristici degli esecutori. Ha sostenuto sia necessario «approfondire queste dinamiche», ma non è ancora chiaro in che modo pensi di farlo.

Nel frattempo il senatore napoletano della Lega Gianluca Cantalamessa, capogruppo in commissione antimafia a Palazzo Madama e responsabile antimafia del partito, in una nota dichiara di aver sentito il ministro Piantedosi e che arriverà una risposta da Roma. Il Forum dei Giovani di Napoli con un post su Instagram chiede al Comune di convocare un consiglio monotematico sul tema.

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