Strage di Erba, non ci sarà nessuna revisione: resta l’ergastolo per Olindo e Rosa

L’istanza è stata giudicata inammissibile

Ci avevano sperato fino all’ultimo, nella gabbia degli imputati della Corte d’appello di Brescia, Olindo Romano e Rosa Bazzi. Ma per loro non si riapriranno le porte del carcere: dopo 3 udienze e cinque ore di camera di consiglio, resta quella parola già scandita davanti ad altri tribunali. Ergastolo. La loro istanza di revisione della condanna a vita per la strage di Erba – quattro vittime tra cui un bambino di due anni e una quinta salva miracolosamente, l’11 dicembre del 2006 – è stata dichiara dai giudici della Corte d’Appello della città lombarda «inammissibile». Il che significa che rimangono, appunto, condannati all’ergastolo, come stabilito anche dalla Cassazione.

E inammissibile è anche l’istanza, controversa, presentata dal sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser, che per questa sua iniziativa presa personalmente senza l’avallo del suo ufficio, è anche stato sanzionato dal Csm. Il suo commento è tranchant. «Non mi riconosco più in una magistratura, a cui ho dedicato 40 anni della mia vita, che ha perso il metodo del dubbio. Che cosa costava assumere delle prove e decidere?». Olindo ha ascoltato il verdetto letto dal presidente Antonio Minervini impassibile, Rosa ha accennato un gesto misto tra delusione e stizza. Poi ha pianto, secondo chi era nell’aula interdetta ai giornalisti.

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I coniugi sono quindi tornati per il «fine pena mai» nelle carceri milanesi di Opera e Bollate. Carcere, quest’ultimo, dove Rosa Bazzi usufruisce del lavoro esterno per prestare la sua opera in un’azienda di pulizie. L’avvocato Fabio Schembri, difensore storico dei coniugi, non vuole però parlare di benefici del regolamento pentitenziario. «Siamo delusi – dice dopo la sentenza – e faremo ricorso in Cassazione».

Azouz Marzouk

Rimane battagliero anche Azouz Marzouk, che nella strage perse la moglie, Raffaella Castagna, il figlo Youssef, di due anni, e la suocera Paola Galli. Il tunisino si è costituito parte civile ma da tempo sostiene l’innocenza dei coniugi. «Io resto convinto che non siano stati loro. Finché non verranno riaperte davvero le indagini resto della mia idea». Chiede scusa ai fratelli Castagna sui quali, tempo fa aveva avanzato ombre? «Non li conosco», taglia corto.

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Il supertestimone e le prove

Non è servito alla difesa confutare il racconto del supertestimone Mario Frigerio, che nell’eccidio ebbe uccisa la miglie Valeria Cherubini, si salvò miracolosamente, diventando il superteste del processo e riconobbe Olindo come aggressore: «È stato lui, disgraziato», aveva detto con certezza in aula, Non è servito ipotizzare che le confessioni di Olindo e Rosa, poi ritrattate, fossero state ‘insufflate’ da carabinieri e inquirenti, anche a causa della debolezza mentale degli imputati (i consulenti della difesa sostenevano che Rosa avesse un quoziente di intellgenza pari a 58).

Inutile cercare di svalutare la macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco della Seat Arosa di Olindo, né chiamare in causa un tunisino che intendeva riferire i timori di Azouz quando era in carcere, per cercare di sostenere la pista alternativa del regolamento di conti nello spaccio di droga. Per i giudici tutte queste non sono prove nuove e non comportano il proscioglimento degli imputati, come impone invece il ristretto perimetro della revisione. Istanze quindi che non possono nemmeno essere analizzate nel merito.

I commenti

Commentano il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli e l’avvocato generale Domenico Chiaro. «Siamo soddisfatti perché sono state accolte le nostre richieste. Gli atti giudiziari bisogna studiarli dalla A alla Z e saperli leggere e tanti che hanno commentato questa vicenda non lo hanno fatto» ha detto il pg per il quale la decisione dei giudici di Brescia conferma le prove «granitiche» contenute nelle tre sentenze precedenti.

«Si era diffusa la vulgata secondo cui tutte le sentenze si basavano solo su tre indizi, invece fin dall’inizio vi era una piattaforma indiziaria che conduceva a Olindo Romano e Rosa Bazzi», ha aggiunto Chiaro. Chiusa, forse, l’ultima pagina, tornano a parlare i Castagna con Giuseppe e il fratello Pietro che chiedono di tornare a una «vita normale».

La verità, dice Pietro ripostando un video coon l’immagine delle vittime della sua famiglia, «è stata ribadita per l’ennesima volta. Gente senza scrupoli né morale guardi questo video e ci chieda scusa. Chiedete scusa al piccolo Fefè, a Raffaella, a nostra madre Paola, alla signora Valeria, al signor Mario, a Elena e Andrea, a nostro padre, a Beppe e a me. A tutti noi».

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