Francia: quando il sistema elettorale non fa la differenza

Ma gli enormi poteri del Presidente della Repubblica francese sono in grado di rispondere alle esigenze del popolo?

I seguenti segni di interpunzione !?

sono quelli che evocano una punteggiatura che sta in linea con la problematicità del laboratorio francese che già ilSud24 aveva correttamente previsto, dato che il caos contraddistingue il momento storico di un paese che si trova, adesso più che mai, in mezzo al guado.

Con le ultime elezioni politiche Mélenchon è divenuto il player principale nell’attuale contesto che la Francia vive, laddove una sinistra appare in evidente contraddizione con una visione riformista che aveva i piedi ben piantati nella realtà ed oggi paradossalmente evoca un futuro alla Chavez, alla Maduro, Castro, Morales. E tutto ciò è difficile che possa funzionare.

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Rispetto, quindi, ad un sistema che, teoricamente, privilegerebbe la governabilità oggi c’è o si presenterebbe una sinistra non coalizzabile, né coalizzante ed è quella di Mélenchon, laddove sia Macron, che Hollande, che, ovviamente, la Le Pen non intenderebbero prendere in considerazione la proposta politica del leader di questa sinistra massimalista.

Tutti i limiti dei sistemi elettorali

Nell’attuale quadro di veti incrociati e di interdizioni pregiudiziali si vedono tutti i limiti dei sistemi elettorali che sono certamente condizionanti, ma non sono sufficienti a dare definitiva chiarezza alla prospettiva politica che dovrebbe condurre alla governabilità e rendere plausibili le scelte che si intendono portare a compimento attraverso governi stabili e risolutivi. Il risultato elettorale di domenica scorsa, di contro, porta la Francia direttamente in una condizione caotica, da cui bisognerà vedere se i poteri enormi del Presidente della Repubblica (Macron) siano in grado di rispondere alle esigenze del popolo francese ed alle presenti criticità nella gestione economica del paese transalpino.

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Insomma il sistema di regole non appare l’elemento determinante qualora la politica col proprio caratterizzante fattore umano, come in questo caso, è funzionale agli azzardi (come l’indizione delle immediate elezioni) di Macron ovvero alle sfide titaniche e massimaliste di una offerta politica, come quella di Mélenchon, tesa ad esasperare le conflittualità e le insoddisfazioni. Oggi più che mai la Francia vive una condizione di scontentezza diffusa da cui bisognerà uscire rapidamente se non si vorrà rimanere ingabbiati, nel paese di De Gaulle ovvero del decisionismo responsabile, e, per gli effetti che produrrà, in Europa.

L’avanzata della dissoluzione del mondo tradizionale

Qui vengono incontro le parole dell’intellettuale-profeta Houellebecq, quando preconizza in uno dei suoi romanzi l’avanzata della dissoluzione del mondo tradizionale che, secondo un’immaginifica rappresentazione, trova una sorta di resistenza nelle relazioni umane, che costruiscono nuovi mondi quando orientano verso l’incontro tra umanità, l’accensione di un sentimento coinvolgente, una mobilitazione che parta dal bisogno di vivere altre vite, da intendersi come declinazione fattiva laddove «Una coppia è un mondo, un mondo autonomo e compatto che si sposta all’interno di un mondo più vasto, senza esserne realmente toccato; da solo, invece, ero attraversato da faglie».

Qui si comprende che un mondo individualista, che va verso lo sconquasso, ha bisogno di solidarietà e nelle scelte che compie di far convergere il comune sentire per ridare senso e lasciare traccia del cammino dell’uomo su questa terra da declinarsi in una interpretazione che riunisca e non divida.

Risposte concrete e meritevoli

A questo bisogno la politica francese, trovandosi nell’attuale caos, riuscirà nell’intento di dare risposte concrete e meritevoli?… riuscirà la politica a frenare un milieu che va alla deriva? … riuscirà questa politica a non essere solo reazionaria?

Anche perché come evidenzia Houllebecq «i nuovi reazionari… Non provengono dal fascismo, dal monarchismo, dal cattolicesimo tradizionalista… bensì da un centro radicalizzato. Illuministi, liberali, persino libertari (come Onfray), materialisti, kantiani e universalisti, che per difendere i valori della modernità ne abbracciano il lato oscuro, potenzialmente genocidario».

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