Luca Esposito, da figlio di un magliaro a genero del boss Patrizio Bosti

La decisione di collaborare dopo il fermo: «Me ne chiamo fuori. Non amo questo modo di vivere e non ho affetto per Bosti»

La figura di Luca Esposito è, probabilmente, quella di più difficile inquadramento giuridico: egli è un imprenditore (probabilmente sarebbe meglio dire «faccendiere») dedito ai più disparati affari, spesso illeciti, dalla rivendita di orologi di lusso alla partecipazione in società attive nella gestione dei rifiuti ferrosi, dalla telefonia alle locazioni di immobili, passando per le truffe e per complesse operazioni di falsa fatturazione e riciclaggio.

Figlio di un «magliaro», è stato protagonista di un’ascesa «irresistibile» negli ambienti criminali, culminata con il matrimonio con Maria, la figlia di Patrizio Bosti, dalla quale ha avuto due figli, che gli ha portato il «rispetto» e la protezione del cognome della famiglia Bosti. Esposito gestisce le sue attività attraverso prestanomi e soggetti a lui vicini, muove centinaia di migliaia di euro, si interfaccia con canali esteri.

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Si «specializza» nella rivendita di orologi di lusso, che vende anche e soprattutto a cittadini extracomunitari, ai quali, attraverso articolate truffe, sottrae grosse somme di denaro, che poi ricicla grazie alla sua rete di società «cartiere» intestate a prestanomi e a un complesso sistema di false fatturazioni.

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L’inchiesta sulle false vaccinazioni

Nel gennaio del 2022, in piena emergenza Covid, viene fermato insieme alla moglie, mentre sta cercando di recarsi a Dubai, per una vicenda legata a false vaccinazioni e false attestazioni circa la negatività da tampone.

Gli viene contestata l’aggravante mafiosa che «cade» dinanzi al Tribunale del Riesame. In quel contesto investigativo già emerge come lo stesso utilizzasse alcune società, fittiziamente intestate a prestanomi, attraverso le quali realizzava operazioni di riciclaggio e reimpiego; vengono, infatti, sequestrate alcune società a lui riconducibili. In sede di esecuzione del decreto di fermo e del decreto di sequestro preventivo vengono sequestrati sia telefoni cellulari che documentazione varia, da cui si traggono, come si vedrà, importanti elementi alla base dell’ipotesi accusatoria.

Le dichiarazioni

Ma quella fase è importante anche per un altro aspetto: dopo pochi giorni (2 e 3 febbraio 2022), Esposito decide di collaborare con la giustizia e rende una serie di dichiarazioni al Procuratore della Repubblica in cui, in estrema sintesi, descrive le attività criminali del clan Contini ma «se ne chiama fuori», riferendo di aver sempre odiato quel modo di vivere, di non avere affetto per Bosti Patrizio e di essere riuscito a far soldi autonomamente, grazie alla sua esperienza nel settore della rivendita degli orologi di lusso.

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Dice, in estrema sintesi, che Patrizio è il capo indiscusso e che, come tale, nei 5 giorni di libertà di cui ha potuto beneficiare nel maggio 2020 ha immediatamente ripreso in mano le redini del clan, che Ettore ha cercato di dirigerlo in assenza del padre ma con esiti negativi sotto il profilo economico e che Flora è colei che, su incarico del padre, gestisce i soldi, riceve il denaro dal «sistema» e provvede a pagare le mesate. Passano pochi giorni e il 7 marzo 2022 Luca Esposito dichiara di non voler più collaborare con la giustizia.

Secondo l’ufficio dì Procura, tale decisione sarebbe stata determinata dalle pressioni e dalle minacce effettuate nei suoi confronti dal capoclan e dalla figlia Flora per indurlo a «ritrattare».

I plurimi riscontri nelle intercettazioni

Ora, appare opportuno fin da ora evidenziare che le dichiarazioni di Luca Esposito – almeno per le partì che interessano, ovvero quelle che riguardano i suoi attuali coindagati – appaiono sostanzialmente attendibili, avendo trovato plurimi riscontri nelle intercettazioni, specie dei colloqui effettuati in carcere da Patrizio Bosti con i familiari, nelle chat emerse dai telefoni di Flora e dello stesso Esposito, negli accertamenti bancari e tributari effettuati dalla PG.

Da tali fonti è risultato confermato il ruolo nei Contini di Patrizio e Ettore Bosti al clan nonché quello di Flora, quest’ultima come «responsabile» della gestione del denaro del clan, proprio come riferito da Esposito (i due figli vengono però inquadrati giuridicamente come partecipi e non come organizzatori). Quanto alle dichiarazioni autoaccusatorie, seppur effettivamente sia risultato estraneo al clan, egli ha cercato, tuttavia, di ridimensionare le sue responsabilità con riguardo alla «galassia» di società cartiere risultate intestate a prestanomi utilizzate per grosse operazioni di falsa fatturazione e riciclaggio, riferendo di aver fatto in più casi da mero «intermediario» con tali società. risultano smentite dalle intercettazioni, dagli accertamenti della polizia giudiziaria.

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