Riforme, la Maggioranza accelera: avanti su premierato e autonomia

Ripreso l’esame e il voto dei due provvedimenti

La maggioranza preme sull’acceleratore non solo del premierato, ma anche sull’autonomia. Senato e Camera hanno infatti ripreso l’esame e il voto dei due provvedimenti, con palazzo Madama che dovrebbe licenziare l’elezione diretta del premier il 18 e Montecitorio fare altrettanto per l’autonomia forse già giovedì 13, grazie al contingentamento dei tempi.

Le proteste del Partito Democratico

Un ritorno contestato dalle opposizioni, soprattutto alla Camera, dove ci sono stati anche momenti di tensione tra Pd e Lega durante le votazioni, alla luce anche dell’esito delle elezioni europee.

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La leader del Pd, Elly Schlein, riunendo i gruppi parlamentari Dem, ha confermato che cercherà di «fermare il cinico baratto fra autonomia e premierato. Il fatto che siamo il primo partito al sud – ha sottolineato – è un segnale forte al governo, si devono fermare sull’autonomia differenziata. Si devono fermare su entrambi i tavoli e aprire una discussione». «Continueremo a seguire la strada della dura opposizione», ha aggiunto, magari «infilandoci nelle loro divisioni». Tuttavia divisioni nella maggioranza non si sono viste, anzi.

In Senato Pd e le opposizioni hanno chiesto che fosse concesso altro tempo per l’esame degli emendamenti al premierato (il tempo residuo rimasto ai partiti di opposizione è di sole due ore e mezzo): la richiesta è stata respinta dal centrodestra in Aula. Qualcosa di analogo si è verificato alla Camera: qui i Dem hanno proposto un’inversione dell’ordine del giorno, posticipando l’esame dell’autonomia: e anche a Montecitorio il centrodestra ha all’unisono respinto la richiesta.

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Zaia: «Riforma che cambierà l’Italia»

«Oggi alla Camera è cominciato l’ultimo miglio di una riforma che cambierà l’Italia», ha esultato il governatore del Veneto Luca Zaia. «Siamo già pronti – ha poi annunciato – a sederci al tavolo con il governo per discutere la delega delle prime materie, come scriverò alla Premier immediatamente dopo l’approvazione della riforma». Approvazione che potrebbe arrivare già giovedì 13, o al più martedì 18. Infatti è scattato il contingentamento dei tempi che lascia alle opposizioni circa sei ore di intervento. Proprio il 13 una serie di Associazioni e sindacati faranno un presidio davanti a Montecitorio per protestare.

A Palazzo Madama l’aula ha iniziato a votare gli emendamenti al cuore del ddl Casellati, l’articolo cinque, quello che introduce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Le opposizioni hanno sollecitato il governo a chiarire come verrà eletto, dato che il testo enuncia solo il principio, ma una risposta non c’è stata. Nelle settimane e nei mesi scorsi la ministra Casellati ha affermato che tutto verrà chiarito nella legge elettorale. Ma le opposizioni contestano il fatto che Casellati non abbia rassicurato che in essa ci sia il ballottaggio nel caso in cui nessun candidato raggiunga il 50%, come avviene all’estero nei regimi ad elezione diretta del Presidente.

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