Migranti, Meloni: «Da agosto i centri in Albania, risparmieremo milioni»

La premier difende Rama e i siti per migranti: «È un piano europeo»

Non va considerato una spesa ma «un investimento», è un progetto che «a pieno regime consentirà di risparmiare» nella gestione dei migranti. Giorgia Meloni difende i «670 milioni» stanziati su cinque anni per il Protocollo con l’Albania contrattaccando le opposizioni che vorrebbero quei soldi dirottati sulla Sanità: su quel capitolo, giura, «avrebbe messo volentieri i 17 miliardi di truffe sul superbonus». E, aggiunge, «chi sostiene l’immigrazione incontrollata non a caso si oppone in modo deciso e feroce» all’intesa con Tirana che, annuncia, sarà operativa «dal primo agosto».

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Il via era previsto il 20 maggio, ma «un obiettivo del genere val bene due mesi di ritardo», sottolinea poi la premier parlando accanto al primo ministro Edi Rama sotto un tendone allestito al centro dell’hotspot al porto di Shengjin. Tutto intorno, la recinzione esterna alta quattro metri brilla al sole. Gli agenti di Polizia hanno già attivato la sala controlli.

L’allestimento dei centri

Alla vigilia della visita della premier è stato ultimato l’allestimento – seguito dai militari del Genio dell’Esercito – dei due piani di container dove i migranti recuperati nel Mediterraneo verranno sottoposti a screening sanitario, identificazione, fotosegnalamento e potranno formalizzare la domanda di protezione internazionale. Là resteranno poche ore. Poi, chi non ha diritto ad approdare in Italia, verrà trasferito a Gjader, nel centro di permanenza temporanea e rimpatrio.

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Per ora ci sono solo ruspe, gru e materiali edili su quell’area di 77mila metri quadri. Nel breve sopralluogo con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Rama, Meloni può vedere solo le mappe del progetto. Il ritardo, spiega, è «legato alla natura dei terreni di Gjader, un imprevisto che ha richiesto interventi di rafforzamento». Nei due centri la giurisdizione è italiana. Un passo fuori ed è albanese.

La protesta di Riccardo Magi

E sono infatti gli agenti locali della sicurezza a bloccare con la forza la protesta di Riccardo Magi, protagonista di uno scambio di battute al veleno con Meloni al termine della cerimonia. È un «hotspot elettorale», ironizza il segretario di +Europa, che come il resto delle opposizioni guarda con sospetto alla tempistica dell’inaugurazione.

Gli attacchi a Edi Rama

«All’opposizione piacerebbe molto ma non posso scomparire né sospendere il lavoro del governo per un mese», liquida il tema la leader di FdI, che fa anche da scudo alle critiche politiche e alle inchieste giornalistiche nei confronti di Rama. Il primo ministro albanese parla «in italiano perché qui siamo in territorio italiano», mette in chiaro che nel suo Paese «non esistono strutture mafiose come Cosa nostra, Camorra, ‘Ndrangheta o Sacra corona unita». E manda un messaggio ai «compagni della sinistra» dall’altra parte dell’Adriatico: «Non so se l’accordo sui migranti sarà un successo o un errore. Se sarà un errore, sarà di cuore, non di calcoli malvagi».

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Per Meloni, Rama è stato trascinato in «una lotta nel fango tutta italiana» da chi vuole «attaccare il governo». E lo ringrazia per aver reso possibile «un accordo di grande respiro europeo». Un modello, dice, che «15 Paesi Ue chiedono di seguire. Perfino la Germania lo guarda con interesse». Secondo il cronoprogramma annunciato dalla presidente del Consiglio l’hotspot e il Cpr nell’entroterra fra meno di due mesi saranno in funzione. È già previsto il ricorso a una nave privata a noleggio (13,5 milioni per tre mesi il costo stimato), ma come «paracadute» se le tensioni nel Mediterraneo o nel Mar Rosso dovessero tenere impegnate quelle della Marina. Si parte da mille posti, con il tempo si arriverà a 3mila, tetto massimo.

A Gjader, spiega Meloni, «potranno essere sottoposti alla procedura accelerata di frontiera i migranti dai cosiddetti Paesi di origine sicuri», un elenco di recente ampliato con Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka. Questo, nota Meloni, «consente di aumentare la platea dei migranti che potranno essere condotti in Albania invece che in Italia». Per il governo questo progetto è cruciale anche contro i trafficanti di uomini e in chiave «deterrenza». «Con la capienza a pieno regime e considerando i migranti non accolti in Italia – assicura Meloni -, risparmieremmo 136 milioni di euro».

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