Gli euro falsi tardano ad arrivare, l’indagato: «Hanno arrestato il collega»

La risposta ai «clienti» che si lamentavano dei ritardi

«La settimana scorsa hanno arrestato il collega che ci andava a prendere la merce»: le azioni repressive delle forze dell’ordine hanno causato ritardi nelle spedizioni della merce richiesta, le banconote false, che le quattro persone arrestate dai carabinieri mettevano in vendita su Telegram. La circostanza emerge dalle indagini coordinate dalla Procura di Napoli attraverso le quali i militari dell’arma ritengono di avere individuato le responsabilità di ciascuno degli indagati.

A causa dell’arresto di uno dei componenti il gruppo criminale, precisamente di colui che reperiva gli euro falsi, le spedizioni stavano subendo dei ritardi e clienti cominciano a lamentarsi. Come ogni buon «servizio clienti» anche gli indagati contattano gli acquirenti a cui spiegano, purtroppo per loro senza filtri, le cause del disservizio. Ovviamente ciascun buyer utilizzava un nome in codice per accedere sulla chat.

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Tra le spedizioni documentate ne figura anche una dove, a causa di un errore, al cliente, che si chiama «qwerty» viene fatto recapitare un plico contenente più banconote false di quelle richieste. I cliente invia un file video dove documenta la circostanza e il venditore gli risponde: «ah, ok ok, e si sarà sbagliato il mio collega, buon per te».

Federproprietà Napoli

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